Caro energia in Puglia: stangata da 145 milioni per agricoltura e famiglie

L’agricoltura pugliese affronta la nuova ondata del caro energia con costi di produzione cresciuti molto più rapidamente del fatturato. In soli cinq

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L’agricoltura pugliese affronta la nuova ondata del caro energia con costi di produzione cresciuti molto più rapidamente del fatturato. In soli cinque anni, la spesa per utenze e servizi idrici ed energetici è aumentata del 43%, determinando oltre 50 milioni di euro di uscite aggiuntive per il comparto. A questo si somma il rincaro di elettricità, gas e combustibili, che presenta alle famiglie pugliesi un conto extra da 95 milioni di euro.Si tratta di una nuova stretta che colpisce contemporaneamente cittadini e imprese agricole, minacciando di alimentare il caro-spesa senza garantire un adeguato reddito agli agricoltori. La denuncia arriva da Coldiretti Puglia, che ha incrociato i dati di Confartigianato (sulle spese energetiche dei nuclei familiari) e Unioncamere Puglia (sulla pressione dei costi nel settore primario): mentre produrre costa sempre di più, il valore dal campo alla tavola non viene equamente redistribuito a favore di chi coltiva la terra.L’impatto dei rincari è particolarmente severo in una regione dove la produzione agricola dipende fortemente dai consumi energetici per l’irrigazione, il sollevamento e la distribuzione dell’acqua, la refrigerazione e conservazione dei prodotti, e la trasformazione agroalimentare. In Puglia l’agricoltura è un settore strategico ma altamente energivoro, con un consumo annuo di circa 0,15 Mtep di energia, assorbiti principalmente dal gasolio agricolo per la meccanizzazione. Complessivamente, il fabbisogno del comparto oscilla tra 80 e 140 milioni di litri di gasolio all’anno.L’aumento dei carburanti agricoli incide pesantemente su ogni fase della lavorazione, dalle semenze e i trattamenti fitosanitari fino alla raccolta e al trasporto delle merci. A ciò si aggiunge l’esplosione dei prezzi dei fertilizzanti e concimi, con l’urea passata da 45 a 70 euro al quintale (+56%), i concimi fosfatici e il fosfato bioammonico saliti da 70 ad oltre 100 euro al quintale (+43%), e rame e zolfo in aumento di oltre il 30%. Questa sommatoria di spese operative comprime i margini di guadagno delle aziende agricole, riducendo drasticamente la capacità di investimento, innovazione e programmazione, nonostante gli interventi di sostegno del Governo come il fondo da oltre 136 milioni di euro per compensare parte degli aumenti.Il rischio principale è che la fiammata dei costi energetici alimenti una spirale inflazionistica a danno dei consumatori, senza apportare alcun beneficio economico ai produttori. Negli ultimi anni, i prezzi al dettaglio pagati dalle famiglie e i prezzi all’origine riconosciuti agli agricoltori hanno viaggiato su binari divergenti: l’aumento del costo della spesa alimentare non corrisponde a una maggiore remunerazione per le campagne, mentre schizzano verso l’alto i costi per energia, acqua, carburanti, fertilizzanti, manodopera e mezzi tecnici. Per Coldiretti Puglia, proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e salvaguardare il reddito agricolo rappresentano due facce della stessa medaglia: occorre contenere i costi operativi delle imprese e promuovere una più equa distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare, evitando che il peso dei rincari continui a scaricarsi sugli anelli più vulnerabili, ovvero cittadini e agricoltori.

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