L’approvazione della proposta di legge sul fine vita in Consiglio regionale entro Natale? La suggestione è forte ed è confortata anche da posizion

L’approvazione della proposta di legge sul fine vita in Consiglio regionale entro Natale? La suggestione è forte ed è confortata anche da posizioni precise come quella del presidente della III commissione Salute, Felice Spaccavento (Prossima) che auspica tempi brevi per l’approdo del testo in aula: «Fosse per me lo farei anche la prossima settimana». Il cammino, però, appare lungo e punteggiato da tappe da rispettare. «Spero che entro i prossimi due mesi si possa portare la proposta in commissione, la si possa eventualmente emendare, si possano ascoltare gli stakeholder e poi si possa arrivare in Consiglio» chiarisce Spaccavento, mescolando l’auspicio a un certo scetticismo. «Per esempio, la legge che ho depositato a maggio sulla fibromialgia – racconta – non ha ancora un referto tecnico, tanto è vero che ho chiesto contezza della ragione per la quale a questa proposta, così come ad altre, il referto manchi». «Per quanto riguarda il fine vita, l’auspicio resta quello che nei prossimi mesi si possa esaminare la proposta».«È presto» taglia però corto il capogruppo Pd Stefano Minerva, che pure ha presentato una proposta di legge unitaria del centrosinistra – sottoscritta dai quattro gruppi di maggioranza – chiudendo, dunque, alla possibilità che il tema possa già essere trattato nella riunione dei capigruppo in programma domani.A ogni modo, sempre domani il fine vita approderà comunque in III commissione, esclusivamente come tema. «Abbiamo avuto una richiesta di discussione dell’argomento nel corso dell’audizione programmata – precisa Spaccavento – e chiaramente verrà fuori che ci sono due proposte di legge che sono al vaglio degli uffici». Per quanto riguarda l’audizione, l’Aisla ha chiesto chiarimenti «e noi risponderemo nel merito» annuncia il decariano. Il dibattito è dunque aperto. D’altra parte, in via Gentile, la frizione tra questione etica, convincimenti personali e posizione politica è molto forte e attraversa tutti i partiti, in maniera trasversale.Per adesso i punti fermi sono pochi ed è solo su quelli che occorre ragionare. Ci sono due proposte di legge, una, come detto, del centrosinistra e un’altra presentata, praticamente in contemporanea alla prima, dal leghista Napoleone Cera e dall’azzurro Marcello Lanotte, con la possibilità che, alla fine, si possa anche trovare una mediazione tra i due testi. Scelte che hanno irritato il capogruppo del Carroccio Fabio Romito che ha chiesto di evitare «le fughe in avanti». È possibile che si sia trattato sia di una critica al centrosinistra ma, al tempo stesso, anche di fuoco amico sulla coalizione di minoranza. Certo è che la posizione del presidente leghista è votata alla prudenza, al dialogo e al confronto, il che potrebbe anche voler dire allargare i tempi.Sulla questione si agita poi lo spauracchio di quanto recentemente accaduto nel Consiglio regionale del Veneto (a maggioranza di centrodestra) dove, nei giorni scorsi, è arrivato il via libera alla legge sul fine vita, con una relatrice della Lega e il voto contrario di Fratelli d’Italia.Già, i meloniani che, in questa situazione, rivestono il ruolo di convitati di pietra, divisi – pare – tra l’intimo convincimento di molti che una legge sia necessaria e una posizione di chiusura, dettata direttamente da Roma e quindi valida per tutti i gruppi regionali. Il che vuol dire una doppia spaccatura interna al centrodestra, con Romito che frena e FdI che deve smarcarsi dalla battaglia a favore della legge.Per adesso, il gruppo dei meloniani si affida alla prudenza, spiegando che «su temi di questa delicatezza, che toccano il diritto alla vita non possiamo accettare una frammentazione regionale che rischia di creare un turismo del fine vita o cittadini di serie A e serie B. Mantenere l’unità del diritto è fondamentale: una decisione di questo calibro richiede una discussione e una legge unica nazionale in Parlamento». «Inoltre – continuano, spostando l’asse della discussione – il dovere delle Istituzioni non è facilitare il suicidio assistito, ma garantire che nessuno venga lasciato solo nel dolore».
IL MONITO DEI VESCOVI
Nei giorni 10 e 11 settembre si è tenuta l’Assemblea ordinaria della Conferenza Episcopale Pugliese a Molfetta presso il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI”. Dopo la preghiera iniziale, il Presidente della CEP Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto, ha introdotto i lavori dell’assemblea.Tra i temi affrontati, Il dibattito sul fine vita, riacceso da recenti iniziative legislative regionali e destinato a coinvolgere anche la Puglia, interpella profondamente le nostre comunità. Dietro ogni norma vi sono persone segnate da malattie gravi, sofferenze profonde e famiglie spesso provate dalla solitudine. A loro va anzitutto la nostra vicinanza. Proprio per questo chiediamo alla politica di non trasformare un tema così delicato in terreno di scontro elettorale o ideologico. La vita e la morte meritano rispetto, competenza e un confronto serio nelle sedi parlamentari proprie.Come Chiesa riaffermiamo il valore inviolabile di ogni vita umana, anche quando è fragile e prossima alla morte. Per questo non possiamo considerare il suicidio medicalmente assistito una risposta adeguata alla sofferenza. Nello stesso tempo, custodire la vita non significa prolungarla ad ogni costo. Come Chiesa ci siamo sempre pronunciati sul rifiutato dell’accanimento terapeutico e riconosciuto la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati.
Tra l’accanimento e l’anticipazione della morte esiste uno spazio decisivo: quello della cura. Prima di introdurre nuove procedure sul fine vita, le istituzioni hanno il dovere di garantire concretamente ciò che già oggi dovrebbe essere diritto di tutti: cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, hospice adeguati, sostegno alle famiglie e ai caregiver.Alle famiglie che si fanno carico della cura di malati gravi manifestiamo la nostra vicinanza e solidarietà.
Le cure palliative non significano arrendersi. Al contrario, ricordano che, quando non è più possibile guarire, è sempre possibile curare, alleviare, accompagnare. La domanda che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica è allora semplice e radicale: abbiamo fatto davvero tutto perché nessuno desideri morire perché si sente solo, abbandonato o si ritenga un peso?La dignità della persona non diminuisce con la malattia o con la dipendenza dagli altri. È proprio nella cura della fragilità che una società misura la propria umanità. Per questo auspichiamo che la Puglia scelga con coraggio una cultura della cura e della prossimità, capace di custodire la vita senza accanirsi contro la morte e di accompagnare la morte senza anticiparla.
Nessuno sia lasciato solo. Nessuno sia considerato un peso. Ogni vita, fino all’ultimo istante, merita cura, rispetto e amore.

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