La grande crisi del piccolo commercio: in sei anni scomparse oltre 6mila attività pugliesi

  Il deserto avanza. Ma non sono granelli di sabbia bensì numeri impietosi: dal 2019 al 2025 la rete del commercio pugliese al dettaglio si è r

Isole Tremiti, 52 mila euro per collegare San Domino a San Nicola
Fase 3, per il Codacons la Puglia è la meta estiva più gettonata dagli italiani
Puglia e Basilicata: lo scorso anno recuperati 8076 beni culturali a rischio di definitiva dispersione nel mondo

 

La grande crisi del piccolo commercio: in sei anni scomparse oltre 6mila  attività pugliesi, nel Barese i numeri peggiori - Gazzetta del Mezzogiorno

Il deserto avanza. Ma non sono granelli di sabbia bensì numeri impietosi: dal 2019 al 2025 la rete del commercio pugliese al dettaglio si è ridotta di 6.201 attività, passando da 65.408 a 59.207. Un crollo del 9,5% che, in denari, si può tradurre in 930 milioni di euro di consumi potenzialmente sottratti all’economia reale, secondo l’indicatore convenzionale che ipotizza le transazioni mancate.A certificarlo è l’analisi territoriale realizzata da Confesercenti nell’ambito dell’iniziativa nazionale «Presentiamo i conti», promossa a sostegno della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità».La crisi interessa tutte le province pugliesi ma a livelli di coinvolgimento molto diversi. La provincia di Bari ha perso più esercizi di tutte le altre passando dalle 17.346 del 2019 alle 14.616 del 2025, scendendo dunque del 15,7%. La città non se la cava meglio del proprio territorio di riferimento (anzi, fa pure peggio) avendo visto abbassarsi in sei anni quasi una saracinesca su cinque: 949 attività scomparse. Un tonfo del -18,4% cui corrisponde un valore economico di 142 milioni di euro perduti o finiti altrove. Il capoluogo mercantile e giacobino per eccellenza, con le sue boutique (sempre più rare) e la sua viabilità a pianta romana (ma la macchina oggi è un suicidio), accusa il colpo più delle altre realtà limitrofe. Ad esempio, il Foggiano sconta un abbassamento del -12,8%, la Bat del -14,3%, l’area di Lecce del -6,3% mentre risultano molto più contenute le variazioni che interessano il Tarantino (-1,6%) e il Brindisino (-1,9%). Un dato, quest’ultimo, che non deve sorprendere perché proprio Taranto e Brindisi, come rivelano le analisi dedicate esclusivamente al perimetro dei capoluoghi, sono le uniche due città a registrare una crescita delle attività commerciali rispettivamente del +0,4% e del 4,2%. Timidi bagliori a fronte di un inabissamento generale.il ruolo dell’online Si impone una domanda: tutta colpa degli acquisti su internet? A intervenire sul punto è Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Puglia, che disincentiva la canonica chiave di lettura che riduce tutto a uno scontro fra tradizione e digitalizzazione: «Quest’ultima – spiega – rappresenta un’opportunità e deve diventare sempre più uno strumento anche per le pmi. Il problema – prosegue – si pone quando una quota crescente dei consumi si sposta fuori dall’economia territoriale senza strumenti capaci di accompagnare la trasformazione della rete di prossimità». Anche perché, rileva Confesercenti, per ogni dieci euro spesi nelle attività fisiche, sette si radicano sul territorio. Al contrario, per ogni dieci euro spesi online attraverso le grandi piattaforme, sette tendono a delocalizzarsi.OCCUPAZIONE Uno dei dati più interessanti è quello che tocca l’occupazione. Nel commercio al dettaglio, pur a fronte di tante chiusure, gli addetti complessivi non diminuiscono ma anzi aumentano dello 0,8%. Come si spiega? A crescere – e a tenere così i numeri stabili – sono i dipendenti, passati da 73.497 a 82.529 (+12,3%), mentre il dato negativo del 13% travolge gli «indipendenti», cioè i piccoli imprenditori crollati di quasi 8mila unità. «Il fenomeno è complesso – chiarisce Altamura -. Ad assottigliarsi progressivamente è proprio quella componente imprenditoriale diffusa che per decenni ha costituito una delle ossature economiche e sociali delle nostre città. Il fatto che il numero complessivo degli addetti rimanga invariato non deve ingannarci. È il segnale di una trasformazione strutturale della rete commerciale che merita di essere governata».la proposta di legge I prossimi mercoledì e giovedì, la Confederazione intensificherà la mobilitazione per raggiungere le 150mila firme necessarie per proporre le misure di rigenerazione urbana del commercio. Tra gli strumenti ipotizzati, l’istituzione delle ZesPro, cioè le «Zone economiche speciali di Prossimità» con misure fiscali di vantaggio, semplificazione amministrativa e sostegno finanziario per le attività di vicinato. Accanto a questo, anche un Osservatorio nazionale e un Fondo dedicato alla rigenerazione urbana del commercio. «È un’iniziativa che riguarda tutti – insiste Altamura -. Dobbiamo decidere che tipo di città vogliamo abitare tra dieci anni. Possiamo rassegnarci a strade con sempre meno attività, servizi e occasioni di relazione oppure riconoscere che il commercio di prossimità svolge una funzione di interesse collettivo e costruire politiche conseguenti. Per questo chiediamo ai pugliesi di apporre la propria firma. Difendere il commercio – conclude – significa difendere la vitalità economica e sociale delle nostre città».

COMMENTI

WORDPRESS: 0