CONCESSIONI BALNEARI, STOP ALLE PROROGHE: IL CONSIGLIO DI STATO IMPONE LE GARE ENTRO IL 2027 (E NIENTE INDENNIZZI AUTOMATICI)

Il Consiglio di Stato ribadisce che le concessioni balneari dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 30 settembre 2027. Niente nu

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Il Consiglio di Stato ribadisce che le concessioni balneari dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 30 settembre 2027. Niente nuove proroghe, indennizzi automatici o diritti acquisiti per i concessionari uscenti.Nessun’altra proroga, nessun diritto acquisito a restare sulla spiaggia. Con la sentenza n. 6539 del 18 agosto 2026 il Consiglio di Stato mette un punto fermo nella vicenda infinita delle concessioni balneari: le gare pubbliche devono essere bandite e concluse entro il 30 settembre 2027, nel rispetto dei principi di concorrenza richiesti dall’Unione europea. La decisione di Palazzo Spada suona come un ultimo avvertimento a Comuni e amministrazioni che negli ultimi anni hanno continuato a rinviare l’applicazione delle regole europee. I giudici chiariscono che il termine del 30 settembre 2027 non è una nuova proroga concessa agli attuali titolari degli stabilimenti, ma il limite massimo entro cui completare la riassegnazione delle concessioni attraverso procedure pubbliche. Il tempo residuo serve a organizzare le gare, non a evitarle.La questione si trascina da oltre sedici anni. Già nel 2009 l’Italia aveva abolito il cosiddetto «diritto di insistenza» (ne ha scritto qui Milena Gabanelli in un Dataroom), cioè il privilegio che consentiva al concessionario uscente di essere preferito nella riassegnazione del bene demaniale. La modifica era stata imposta dalla necessità di adeguarsi alla direttiva Bolkestein e ai principi europei di trasparenza, imparzialità e concorrenza. Da allora, però, il legislatore ha scelto la strada delle proroghe successive. Governi di diverso colore politico hanno spostato in avanti le scadenze, alimentando uno stallo che ha portato l’Italia sotto la lente di Bruxelles e della magistratura amministrativa. Il Consiglio di Stato ribadisce ora che quel percorso è terminato. Le concessioni possono restare efficaci fino al 30 settembre 2027, con un’eventuale estensione al 31 marzo 2028 solo in casi eccezionali e motivati, ma questo non autorizza le amministrazioni a rinviare ancora le procedure competitive.La sentenza indica anche una tempistica precisa. I Comuni devono pubblicare i bandi con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza delle concessioni e, nella fase di prima applicazione, dovranno comunque attivarsi entro il 30 giugno 2027. Se gli enti locali dovessero rimanere inerti, i soggetti interessati potranno ricorrere al giudice amministrativo, che potrà arrivare fino alla nomina di un commissario ad acta per sostituire l’amministrazione. Il messaggio è chiaro: le gare non rappresentano più una facoltà politica ma un obbligo giuridico.Un altro passaggio rilevante riguarda la posizione degli attuali concessionari. Il Consiglio di Stato esclude che il semplice fatto di aver gestito per anni uno stabilimento possa trasformarsi in un diritto permanente sul bene pubblico.Chi ha investito potrà vedere valorizzata la propria esperienza nell’ambito delle procedure competitive, ma non potrà evitare il confronto con altri operatori. Anche gli indennizzi vengono ridimensionati. Non esiste alcun diritto automatico a riceverli. Saranno riconosciuti soltanto quando il concessionario riuscirà a dimostrare l’esistenza di investimenti non ancora ammortizzati e destinati a perdere valore con la cessazione del rapporto.Palazzo Spada richiama inoltre la giurisprudenza europea e l’articolo 49 del Codice della navigazione: alla scadenza della concessione, le opere non amovibili presenti sul demanio marittimo passano allo Stato senza indennizzo, salvo accordi diversi. Si tratta di una regola destinata ad avere effetti significativi nelle future gare, soprattutto per gli stabilimenti che nel corso degli anni hanno realizzato strutture permanenti sulle aree demaniali.La sentenza arriva in un settore che conta oltre 12 mila concessioni e che per anni ha garantito allo Stato introiti modesti rispetto al valore economico delle attività svolte sulle spiagge, dell’ordine di circa 100 milioni all’anno . Proprio questa sproporzione, insieme all’assenza di procedure concorrenziali, è stata più volte contestata dalla Commissione europea, dalla Corte dei Conti e dalla stessa giustizia amministrativa. Il pronunciamento del Consiglio di Stato segna quindi la chiusura definitiva della stagione delle proroghe. Dopo anni di rinvii, l’Italia dovrà finalmente applicare il principio stabilito dall’Unione europea: le spiagge sono beni pubblici e il loro affidamento deve avvenire attraverso gare trasparenti, aperte e competitive. La partita non è più se fare le gare, ma come farle.

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