Pomodoro in Capitanata, qualità eccellente ma raccolto sotto le attese: rese in calo e redditi a rischio

Qualità molto alta, ma rese inferiori alle aspettative e un rischio concreto di riduzione della redditività per le imprese agricole. È il primo bi

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immigrati-raccolta-pomodori-foto-michele-dottavio - Associazione Italiana  per l'Agricoltura Biologica

Qualità molto alta, ma rese inferiori alle aspettative e un rischio concreto di riduzione della redditività per le imprese agricole. È il primo bilancio della campagna di raccolta del pomodoro in Capitanata, tracciato da Confcooperative Puglia a tre settimane dall’avvio delle operazioni.Nonostante un incremento delle superfici coltivate di circa il 10% rispetto alla campagna 2025, le previsioni formulate durante la fase di programmazione non starebbero trovando conferma nei campi. Le prime rilevazioni indicano produzioni per ettaro inferiori alla media dell’ultimo triennio, a fronte di un prodotto giudicato eccellente per consistenza, colore e pezzatura.

La raccolta partita in ritardo

Le operazioni hanno interessato inizialmente gli areali a nord di Foggia, tradizionalmente destinati alla produzione di pomodorino nelle varietà ciliegino, datterino e cesarino, oltre al pomodoro tondo. Da pochi giorni è cominciata anche la raccolta del pomodoro lungo.La campagna era partita con un forte ritardo a causa delle abbondanti piogge primaverili, che avevano rallentato la preparazione dei terreni e le operazioni di trapianto. Le temperature elevate registrate tra giugno e luglio hanno permesso di recuperare parte del tempo perduto, ma avrebbero inciso negativamente sull’allegagione delle piante, compromettendo il potenziale produttivo.Le attuali condizioni climatiche fanno prevedere rese contenute anche durante il mese di agosto, mentre per il pomodoro a maturazione tardiva è ancora troppo presto per elaborare stime attendibili.

Sacco: “Quadro diverso dalle previsioni”

“I dati che stanno emergendo ci consegnano una realtà ben diversa da quella immaginata nei mesi scorsi”, afferma Filomena Sacco, presidente di Confcooperative Puglia Agricoltura e Pesca.“L’aumento delle superfici coltivate non si sta traducendo in un incremento delle produzioni per ettaro. Al contrario, le rese risultano inferiori alla media, pur in presenza di un prodotto di qualità eccellente, elemento che conferma ancora una volta il valore del pomodoro coltivato in Capitanata e il lavoro svolto dalle nostre imprese agricole”.Secondo l’organizzazione, allo stato attuale non si profila quindi uno scenario di sovrapproduzione. Il contesto economico resta però particolarmente complesso per le aziende.

Costi elevati e prezzo più basso

Alle minori rese si aggiungono infatti costi di produzione ancora elevati e un prezzo di contrattazione del pomodoro inferiore di un centesimo rispetto allo scorso anno.“Le imprese stanno affrontando una campagna complessa”, prosegue Sacco. “Se aggiungiamo la crisi che sta investendo il comparto del grano duro, è evidente che il rischio di una forte compressione del reddito agricolo è concreto”.La combinazione tra minori quantitativi raccolti, spese di produzione sostenute e condizioni economiche meno favorevoli rischia quindi di ridurre sensibilmente i margini delle imprese agricole della Capitanata.

L’appello per una filiera più equilibrata

Confcooperative Puglia richiama l’attenzione sulla necessità di garantire condizioni economiche sostenibili lungo l’intera filiera agroalimentare, affinché il valore prodotto nei campi venga riconosciuto in maniera più equa agli agricoltori.“È indispensabile continuare a rafforzare il dialogo tra produzione e industria di trasformazione, promuovendo una filiera sempre più equilibrata e capace di riconoscere il giusto valore al lavoro delle imprese agricole”, conclude la presidente.Per Confcooperative, solo attraverso un maggiore equilibrio tra i diversi soggetti della filiera sarà possibile tutelare la competitività di un comparto considerato strategico per l’economia della Capitanata e dell’intera Puglia.

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