Le infezioni legate al consumo di latte crudo possono avere conseguenze molto gravi, soprattutto nei bambini più piccoli. A riportare l’attenzione

Le infezioni legate al consumo di latte crudo possono avere conseguenze molto gravi, soprattutto nei bambini più piccoli. A riportare l’attenzione sul tema è la morte di Mattia Maestri, il ragazzo di 13 anni che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente dopo aver contratto un’infezione causata dal consumo di un formaggio prodotto con latte crudo contaminato.Gli esperti raccomandano particolare prudenza: il latte crudo e i prodotti derivati non pastorizzati dovrebbero essere evitati da bambini sotto i cinque anni, donne in gravidanza, anziani e persone fragili.Tra le complicanze più pericolose c’è la Sindrome emolitico-uremica (SEU), provocata in alcuni casi dal batterio Escherichia coli produttore di Shiga tossina (STEC). Si tratta della principale causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica e, nelle situazioni più gravi, può provocare danni neurologici, coma e persino la morte.Secondo il Registro italiano SEU, nel 2025 sono stati segnalati 43 casi in 15 regioni, tutti riguardanti bambini sotto i 15 anni. L’estate rappresenta inoltre il periodo di maggiore rischio.Gli specialisti ricordano che la pastorizzazione o la semplice bollitura eliminano i batteri potenzialmente pericolosi. Per questo motivo è consigliabile consumare esclusivamente latte trattato termicamente e prestare attenzione anche ad altri alimenti a rischio, come acqua non controllata, carne, pesce e uova non completamente cotti.

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