Peschici, indagini sul rogo che ha distrutto 150 ettari: verifiche anche sui fuochi d’artificio

La Procura di Foggia ha aperto un fascicolo contro ignoti per incendio boschivo. I Carabinieri forestali cercano di ricostruire l’origine delle fi

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La Procura di Foggia ha aperto un fascicolo contro ignoti per incendio boschivo. I Carabinieri forestali cercano di ricostruire l’origine delle fiamme che il 26 luglio hanno devastato macchia mediterranea e pini d’Aleppo sul Gargano.La Procura di Foggia ha aperto un’inchiesta sull’incendio che domenica 26 luglio 2026 ha devastato il territorio di Peschici, nel cuore del Parco nazionale del Gargano.Il fascicolo, al momento contro ignoti, ipotizza il reato di incendio boschivo. Le indagini dovranno stabilire il punto di origine, la dinamica e le cause del rogo.Le fiamme hanno distrutto circa 150 ettari di vegetazione tra macchia mediterranea e pini d’Aleppo, costringendo turisti e residenti ad abbandonare spiagge, campeggi, abitazioni e strutture ricettive.

Incendio a Peschici, aperto un fascicolo contro ignoti

L’inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e vede impegnati i militari del Reparto Carabinieri Parco nazionale del Gargano, guidato dal tenente colonnello Giuliano Palomba, insieme al Gruppo Carabinieri Forestale di Foggia.Gli investigatori avrebbero già eseguito alcuni sequestri, ascoltato più di trenta persone e avviato una serie di rilievi tecnici nelle aree attraversate dalle fiamme.L’obiettivo è individuare il punto dal quale si è sviluppato l’incendio e ricostruire il percorso seguito dal fuoco. Le analisi riguardano i segni lasciati sulla vegetazione, sul terreno e sugli altri elementi presenti nell’area colpita.Si tratta di accertamenti particolarmente delicati. Nelle indagini sugli incendi boschivi, la lettura delle tracce lasciate dal passaggio delle fiamme può consentire di delimitare la zona di origine e verificare la compatibilità delle diverse ipotesi investigative.

Al vaglio anche l’ipotesi dei fuochi d’artificio

Al momento non è stata accertata la causa dell’incendio e tutte le ipotesi restano al vaglio dei Carabinieri forestali.Tra gli elementi da verificare ci sarebbe anche la possibile accensione di fuochi d’artificio nella zona interessata dal rogo. La circostanza sarebbe stata riferita da alcuni testimoni, ma dovrà trovare conferma attraverso gli accertamenti investigativi e i rilievi eseguiti sul territorio.Non è quindi possibile, allo stato delle indagini, attribuire responsabilità o indicare con certezza se l’incendio abbia avuto origine dolosa, colposa oppure accidentale.

Distrutti circa 150 ettari sul Gargano

Il rogo è divampato nella tarda mattinata di domenica 26 luglio nell’area di Pile Fraballe, nei pressi della Difesa di Manaccora, tra Peschici e Vieste.Le fiamme, alimentate dalla vegetazione e dalle condizioni ambientali, si sono rapidamente avvicinate alla costa, interessando una vasta superficie ricoperta da macchia mediterranea e pini d’Aleppo.La prima stima comunicata dal sindaco di Peschici, Luigi D’Arenzo, indica in circa 150 ettari l’estensione del patrimonio vegetale distrutto. Il bilancio ambientale potrebbe essere ulteriormente precisato dopo la conclusione delle verifiche tecniche.Il fronte del fuoco ha minacciato baie, campeggi, case vacanze e altre strutture presenti lungo il tratto costiero. Centinaia di persone sono state allontanate in via precauzionale e alcuni bagnanti sono stati trasferiti via mare con l’intervento della Guardia costiera.La litoranea tra Peschici e Vieste è stata temporaneamente chiusa per consentire le operazioni di soccorso e spegnimento.Non risultano persone ferite e non sono stati segnalati danni strutturali rilevanti agli edifici. L’incendio ha però provocato pesanti disagi a residenti, operatori turistici e villeggianti, oltre a un danno ambientale di notevoli dimensioni.

Sanzioni per la mancata messa in sicurezza dei terreni

Parallelamente agli accertamenti sulle cause del rogo, sarebbero state elevate diverse sanzioni amministrative nei confronti di proprietari di terreni che non avrebbero rispettato le prescrizioni regionali in materia di prevenzione degli incendi.Le verifiche riguardano in particolare la pulizia delle aree, la rimozione della vegetazione secca e l’adozione delle misure necessarie a ridurre il rischio di propagazione delle fiamme.Le eventuali irregolarità amministrative non dimostrano un collegamento diretto con l’origine dell’incendio. Potrebbero però aver contribuito, nei singoli terreni interessati, a rendere più rapida o difficile da contenere l’avanzata del fuoco.

Il precedente del tragico incendio del 2007

L’incendio del 26 luglio ha riportato alla memoria la tragedia che colpì la stessa zona nel luglio del 2007.Diciannove anni fa un vastissimo rogo tra Peschici e Vieste distrusse migliaia di ettari di vegetazione, provocò tre vittime e costrinse migliaia di turisti a cercare riparo sulle spiagge o a essere evacuati via mare.Il nuovo incendio non ha provocato vittime, ma ha nuovamente mostrato la vulnerabilità del territorio garganico durante i periodi caratterizzati da temperature elevate, vegetazione secca e condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme.

Le indagini dovranno chiarire l’origine del rogo

Gli accertamenti proseguiranno attraverso l’analisi dei reperti, delle immagini disponibili, delle testimonianze e delle tracce raccolte nelle zone percorse dal fuoco.La Procura di Foggia e i Carabinieri forestali dovranno stabilire se l’incendio sia stato provocato da un comportamento volontario, da una condotta imprudente o da altre cause.Fino alla conclusione delle indagini, ogni ricostruzione resta un’ipotesi. Il dato già certo è la perdita di circa 150 ettari di vegetazione in una delle aree naturalistiche e turistiche più importanti del Gargano.

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