In occasione della seconda Giornata Nazionale dell’Agricoltura, che si celebra il 9 novembre, il WWF ha pubblicato il nuovo rapporto “La fastidios

In occasione della seconda Giornata Nazionale dell’Agricoltura, che si celebra il 9 novembre, il WWF ha pubblicato il nuovo rapporto “La fastidiosa Xylella”, un’analisi che ricostruisce oltre dodici anni di emergenza in Puglia e denuncia le conseguenze di un modello agricolo giudicato insostenibile.Il documento descrive un’agricoltura italiana dai “due volti”: da un lato gli agricoltori custodi del territorio e promotori di buone pratiche agroecologiche; dall’altro un sistema corporativo alimentato da alleanze tra associazioni di categoria, imprenditori, politici e una parte della ricerca accademica. Secondo il WWF, queste dinamiche hanno favorito decisioni e interventi sproporzionati, che hanno contribuito alla distruzione di migliaia di ulivi monumentali, cancellando un patrimonio paesaggistico e culturale unico.Il rapporto evidenzia come le misure adottate, basate sull’eradicazione forzata degli alberi infetti e di quelli presenti nel raggio di 100 metri, poi ridotto a 50 nel 2022, abbiano prodotto effetti devastanti. Una strategia che, nonostante dal 2015 la Xylella fosse considerata endemica, ha ignorato approcci alternativi legati alla salute dell’agroecosistema.
L’organizzazione sottolinea che solo pochi agricoltori, adottando pratiche agroecologiche e resistendo alle pressioni, sono riusciti a salvare gli ulivi, favorendone in alcuni casi la ripresa vegetativa e la produzione di olio di alta qualità.Nel rapporto si legge che il sistema degli abbattimenti ha generato flussi economici superiori a 600 milioni di euro, alimentando speculazioni e conflitti di interesse legati alla sostituzione degli ulivi secolari con impianti intensivi di cultivar brevettate. Una scelta che ha comportato anche l’indebolimento delle norme di tutela del paesaggio storico pugliese.Il WWF richiama infine i dati dell’Agenzia europea per l’Ambiente, secondo cui l’agricoltura intensiva resta la principale causa di perdita di biodiversità in Europa e in Italia: l’80% degli habitat protetti è in cattive condizioni, con suoli degradati fino al 70% e un consumo di risorse naturali superiore di una volta e mezzo alla capacità del pianeta di rigenerarle.La “lezione Xylella”, conclude il report, mostra che solo una ricerca indipendente e politiche pubbliche orientate all’agroecologia possono garantire un futuro sostenibile, in cui gli agricoltori tornino ad essere custodi del territorio e della biodiversità, rigenerando suoli e paesaggi invece di sfruttarli.

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