Il mare di Siponto e Manfredonia è nuovamente balneabile. I campionamenti più recenti effettuati dagli enti competenti, uniti alla naturale capacità

Il mare di Siponto e Manfredonia è nuovamente balneabile. I campionamenti più recenti effettuati dagli enti competenti, uniti alla naturale capacità di autodepurazione dello specchio d’acqua, hanno fatto rientrare l’allarme legato alla presenza di colibatteri, scattato nei giorni scorsi a causa di una fuoriuscita di liquami dalla condotta fognaria cittadina.Se l’emergenza immediata può dirsi superata, l’episodio ha riacceso i riflettori su una questione cronica che interessa il territorio da anni: la fragilità del sistema degli scarichi e la necessità di tutelare il patrimonio marino, motore trainante dell’economia e del turismo locale.
Le polemiche e la replica di Acquedotto Pugliese
L’incidente ha sollevato dure reazioni politiche e istituzionali, riaprendo il dibattito sulle responsabilità nella gestione della rete fognaria. Al centro delle critiche è finita Acquedotto Pugliese (AQP), gestore del servizio idrico cittadino.L’azienda ha respinto gli addebiti diretti sull’inquinamento del mare sipontino, precisando alcuni dettagli chiave:
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Distanza dalla costa: I punti di rottura della condotta si trovavano a circa tre chilometri dal litorale.
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Fattori esterni: L’area colpita risente storicamente della presenza di canali e scarichi abusivi o comunque non gestiti da AQP.
Per risolvere la criticità in modo strutturale, AQP ha comunque annunciato lo stanziamento di oltre 1,2 milioni di euro per la sostituzione del tratto danneggiato e per il raddoppio della condotta premente “Porto”, che prevede una nuova infrastruttura lunga circa sei chilometri. Interventi giudicati essenziali, ma che secondo l’opinione pubblica e diversi osservatori politici arrivano con grave ritardo rispetto a una manutenzione che avrebbe dovuto essere preventiva.
Un problema strutturale che viene da lontano
Quello dei divieti temporanei di balneazione non è purtroppo un caso isolato per Manfredonia. Negli anni, diverse amministrazioni comunali si sono trovate costrette a emanare ordinanze d’urgenza a seguito di sversamenti, affrontando le criticità con interventi temporanei di ripristino ma senza mai giungere a una soluzione definitiva.Una fragilità strutturale più volte denunciata da cittadini, associazioni e ambientalisti. Tra le voci più attive sul tema c’è quella di Giuseppe Marasco, consigliere comunale e comandante degli Ispettori Ambientali Forestali Territoriali, che in passato aveva più volte segnalato il rischio di un collasso del sistema.
L’incognita del fiume Candelaro
A minacciare l’ecosistema del golfo non è solo la rete urbana. Un ruolo cruciale è rivestito dalla foce del fiume Candelaro, un corso d’acqua che attraversa gran parte della provincia raccogliendo scarichi civili e residui agricoli e industriali prima di riversarsi in mare. Si tratta di una criticità ben nota: già nel 2018 un forte picco di inquinamento legato al fiume costrinse i lidi della zona a sospendere le attività nel pieno della stagione estiva.
Il punto di svolta: Con la revoca del divieto di balneazione l’estate è salvata, ma resta aperto il grande interrogativo sul futuro. La sfida per le istituzioni e gli enti gestori è far sì che questa ennesima crisi non venga archiviata come un incidente passeggero, ma si trasformi nell’opportunità per risanare definitivamente il golfo di Manfredonia.



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