Cosa fare in caso di puntura di vespa, ape o calabrone? Con l'arrivo dell'estate e del caldo, il rischio di essere punti da questi insetti aumenta n
Cosa fare in caso di puntura di vespa, ape o calabrone? Con l’arrivo dell’estate e del caldo, il rischio di essere punti da questi insetti aumenta notevolmente. Per evitare gravi complicazioni e riconoscere subito i sintomi di un’eventuale allergia, il dottor Mauro Calvani responsabile per la regione Lazio della società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (SIAIP), impegnato presso il San Camillo Forlanini di Roma, spiega quali sono le 5 regole d’oro da seguire subito e perché i classici rimedi della nonna possono rivelarsi pericolosi.
Le possibili reazioni del nostro corpo dipendono da più fattori: il numero di punture, il tipo di insetto, l’età della persona. Variabili fondamentali, che portano reazioni differenti. Come sottolinea il dottor Calvani: “Nella maggior parte dei casi possiamo trovarci davanti a un semplice dolore e a un eritema. Il veleno di vespe, di api e calabroni può causare reazione infiammatoria locali, ma le differenze dipendono dall’animale che si incontra”.Ad esempio, se si viene punti da un calabrone, che è molto più grande di una vespa e quindi ha una quantità di veleno maggiore, oppure un’ape che nel momento della morte rilascia sostanze capaci di richiamare altre compagne, elevando il rischio di essere attaccati da uno sciame. “Il suggerimento rilevante è quello di allontanarsi il prima possibile dal luogo in cui ci si trova – continua Calvani – per evitare ulteriori punture”.
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2) Non sottovalutare la prima puntura
Rimanere lucidi dopo uno “scontro” con queste creature è fondamentale, specie se si tratta di una prima puntura. Anche i genitori più ansiosi potranno tranquillizzarsi: le reazioni nell’ adulto e nell’ bambino sono pressoché le stesse e, soprattutto, la reazione allergica non si scatena (quasi mai) la prima volta.Il primo contatto serve, infatti, al nostro organismo per “conoscere” il veleno. “È solo a quel punto che, se il sistema immunitario sviluppa una risposta anomala – spiega ancora l’esperto– il soggetto si sensibilizza. Di conseguenza, l’eventuale reazione allergica si manifesterà solo a partire dalle punture successive”.
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3) Ascoltare i segnali del corpo
Il segreto per capire se siamo vittime di una reazione anomala è ascoltare il nostro corpo. Quando un insetto ci punge, il dolore è istantaneo. La reazione locale si sviluppa in pochissimi minuti: la pelle si arrossa, si gonfia e si forma un pomfo che può variare dai 2 ai 10 centimetri. Tutto questo fastidio resta però circoscritto alla zona della puntura e, normalmente, svanisce nel giro di qualche ora.
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4) Riconoscere una reazione allergica
L’allergia, osserva Calvani, segue un iter differente: “Anche se la reazione è rapida, i primi sintomi sistemici – cioè che colpiscono tutto il corpo – impiegano qualche minuto a comparire. Il segnale d’allarme scatta quando il malessere si sposta. Se oltre al punto preciso della puntura iniziano a comparire macchie o orticaria su altre parti del corpo, significa che la reazione si sta generalizzando”.Inoltre, è comune che nel soggetto allergico punto subentrino nausea, vomito o forti dolori alla pancia ma anche vertigini e difficoltà respiratorie. Una reazione “molto più rapida che non nell’allergia alimentare, dove l’allergene prima deve entrare nello stomaco e venire digerito. La puntura invece entra direttamente nell’apparato circolatorio, agendo in modo più rapido.”
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5) Non fidarsi dei rimedi della nonna
In questa prospettiva, dobbiamo diffidare dai rimedi casalinghi. Considerandole opzioni più “naturali” molti usano il ghiaccio sulle punture, il bicarbonato ma anche il miele e gli oli essenziali. La posizione di Calvani su queste pratiche è molto chiara: “Sono tutte cose che non hanno evidenze scientifiche e che possono avere degli effetti collaterali. In realtà, l’unica cosa che ha davvero senso fare è rimuovere il pungiglione, stando attenti però a non schiacciare la zona, perché rischieremmo solo di lasciare dentro un pezzetto dell’ape.”Insomma, se progettiamo una gita fuori porta è sempre meglio riporre le cure fai da te e portare con noi un antistaminico, utile sia in caso di allergia che di ipocondria.
Le differenze tra le specie di insetti
Passando a un altro aspetto, non è affatto automatico che una persona allergica alla puntura dell’ape lo sia anche a quella della vespa, e viceversa. Si tratta di veleni diversi e sostanze diverse e, “sebbene il meccanismo sia simile, la risposta immunitaria del nostro corpo è estremamente precisa. Esiste, sì, il problema della cross-reattività (ovvero di allergeni che si somigliano tra loro e possono far sì che chi è allergico a una cosa lo sia anche a un’altra) ma in realtà non è un fenomeno così frequente” conclude Calvani.Insomma, l’importante è non farsi prendere dal panico: il percorso con lo specialista serve a dare risposte precise, ma solo quando c’è un reale segnale d’allarme. Nella stragrande maggioranza dei casi, una puntura resta solo una brutta seccatura passeggera.


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