Denatalità e infertilità, l’allarme dei medici: “Nascite ai minimi storici”

La denatalità continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali e demografiche del Paese. A lanciare l’allarme sono stati gli espert

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La denatalità continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali e demografiche del Paese. A lanciare l’allarme sono stati gli esperti intervenuti al corso di aggiornamento “Medicina della riproduzione”, ospitato dall’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma.Al centro del dibattito il drastico calo delle nascite registrato negli ultimi decenni. A evidenziarlo è stato Alberto Vaiarelli, vicepresidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (Sifes) e coordinatore medico-scientifico del Centro Genera di Roma. Secondo l’esperto, il tasso di fertilità in Italia si attesta oggi a 1,2 figli per donna, ben al di sotto della soglia di ricambio generazionale fissata a 2,1.I numeri descrivono una trasformazione profonda della società italiana. Se negli anni Sessanta si registravano circa un milione di nascite all’anno, oggi il dato è sceso a circa 350mila nuovi nati, con una perdita media di circa 20mila nascite ogni anno.Secondo Vaiarelli, la questione non riguarda soltanto il calo della natalità, ma investe l’intera struttura demografica del Paese. L’invecchiamento della popolazione e la progressiva riduzione della fascia più giovane stanno infatti modificando gli equilibri sociali ed economici, con conseguenze che potrebbero incidere sulla sostenibilità futura del sistema di welfare.Tra le principali cause individuate dagli specialisti vi è il continuo rinvio della maternità e della paternità. Sempre più coppie decidono di cercare un figlio in età avanzata per motivi legati allo studio, al lavoro o alle scelte personali. Tuttavia, la fertilità umana resta fortemente influenzata dall’età, soprattutto nel caso delle donne.L’età media della prima gravidanza in Italia è oggi di circa 31,5 anni, mentre gli specialisti si confrontano sempre più spesso con pazienti oltre i 35 anni, fascia nella quale si registra una progressiva riduzione della riserva ovarica sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Anche per gli uomini, seppur in misura diversa, l’invecchiamento può influire negativamente sulla capacità riproduttiva.In questo contesto cresce il ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Attualmente circa il 5% dei bambini nati in Italia viene concepito grazie a queste tecniche, ma secondo gli esperti il dato reale potrebbe essere superiore, considerando anche i trattamenti effettuati all’estero. Le proiezioni indicano che nei prossimi anni la quota potrebbe arrivare fino al 10%.Per gli specialisti diventa quindi fondamentale promuovere attività di informazione e prevenzione rivolte non soltanto alle coppie che affrontano già problemi di fertilità, ma anche a chi non sta ancora programmando una gravidanza. L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sui fattori che influenzano la fertilità e sull’importanza di corretti stili di vita e controlli preventivi.Tra le opportunità offerte dalla medicina moderna figura anche la crioconservazione degli ovociti, considerata dagli esperti uno strumento utile per preservare il potenziale riproduttivo femminile in vista di una maternità programmata in età più avanzata.Durante l’incontro è stata inoltre evidenziata la necessità di un maggiore coinvolgimento delle istituzioni su un tema che riguarda non soltanto la salute delle persone, ma anche il futuro economico e sociale del Paese. Secondo gli specialisti, il calo delle nascite rischia infatti di avere effetti significativi sul mercato del lavoro, sul sistema pensionistico e sull’organizzazione dei servizi di assistenza.Un quadro che, secondo i relatori del convegno, richiede interventi strutturali e una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica per affrontare una delle sfide più importanti dei prossimi decenni.

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