Una petizione per negare la parola allo scrittore israeliano. Come era prevedibile non ha sortito alcun effetto. Tutt’altro.Gli organizzatori, lo

Una petizione per negare la parola allo scrittore israeliano. Come era prevedibile non ha sortito alcun effetto. Tutt’altro.Gli organizzatori, lo stesso Eshkol Nevo… forse offriranno modalità compensative (una dichiarazione sui massacri di Gaza, un giudizio negativo sulle politiche israeliane…). Io spero che la serata trascorra non parlando affatto di Gaza e Libano, di crimini e altro. Una serata in cui Nevo parli solo di letteratura, dei suoi personaggi, con le loro ambiguità e paure, desideri nascosti, relazioni difficili. Come nei film Western, quando il pianista continua a suonare, mentre il saloon va a rotoli.La firma del vescovo pesa più di quella di altri. Ma dietro c’è molto altro. L’attacco più ampio e diretto è venuto dal giornale Il Foglio. “Se questo è un vescovo. Vita opere e ideologie di Franco Moscone”. Questo il titolo in prima pagina. E poi un paginone centrale: “Un vescovo da palcoscenico“. Non interessa la firma sulla petizione. Sono le idee di Moscone in discussione: le critiche al riarmo, la Finlandia armata, la possibilità che la Russia possa invaderci (e Praga? e Budapest?), l’invasione in Ucraina dovuta al mancato rispetto degli accordi di Minsk. E soprattutto l’opinione del vescovo (che pure ha soggiornato lungo tempo in Polonia!) sullo scioglimento della Nato. Idee che Moscone ha espresso più volte in incontri e convegni. E poi la delegittimazione pastorale. “Il barricadero in tonaca parla di tutto”, con “strafalcioni” imperdonabili, sempre in marcia, movimentista, dispensa persino i fedeli dal precetto festivo, purché partecipino alla marcia della pace. Gli articoli sul Foglio sono più di uno in una settimana e si parla anche di sconcerto nella diocesi e persino nella Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza. I foglianti (così si chiamano orgogliosamente i giornalisti del quotidiano) sono ben informati e riescono a trascinare altri e altre testate.Il Foglio non è (solo) un giornale di destra, né è un giornale qualsiasi. Esprime una flessibile e adattata visione liberal conservatrice e cattolica. Il fenomeno più importante del nuovo millennio è la corrente dei theo – conservatives americana. Ha come fondamento il cattolicesimo, che finalmente riconosca il valore del capitalismo e offra una visione “escatologica”, per evitare le derive consumiste e relativiste; sia cioè un collante per evitare conflittualità radicali e sociali.“Atei devoti”, così Giuliano Ferrara, fondatore del “Foglio”, definisce i teocon italiani. Una platea di non credenti e non praticanti che rivendicano il valore del cristianesimo cattolico, come parte dell’identità occidentale, come freno alla deriva relativista. I teocon in Italia individuano il loro punto di riferimento nel cardinale Ratzinger, critico del relativismo, cauto nei confronti degli eccessi post conciliari. Il riferimento a Ratzinger sul “Foglio” è costante. Negli ultimi due anni eleganti opuscoli portano come titolo: “L’occidente vincerà” (con scritti di Ratzinger), “Benedetto XVI, l’ultimo occidentale” “Rerum novarum ma non troppo” (con l’immagine di Papa Leone XIV e sullo sfondo Leone XIII). Articoli (lezioni e omelie di Ratzinger) si sono intensificati dopo l’elezione del “papa americano”.Qual è la linea de “Il Foglio”? Difesa dell’Occidente (basta con i sensi di colpa del colonialismo, in fin dei conti ha portato la democrazia), Atlantismo, la difesa a oltranza di Israele, il totale sostegno all’Ucraina (parlare di negoziati è blasfemo), Antitrumpismo, critica profonda alle autocrazie… Il Foglio non ha amato papa Bergoglio. Oscurata la frase famigerata della Nato che ha abbaiato alla frontiera russa, la scelta di due donne (ucraina e russa) che nella pasqua del 2022 hanno portato la Croce… Ha assecondato l’attacco alla cultura russa, la chiesa ortodossa è complice di Putin, e il sostegno va a quella nazionale ucraina, dove i monaci benedettini hanno trasformato il motto “ora et labora” in “ora e trincea“.L’avvento di Papa Francesco ha segnato una svolta. I cristiani e i cattolici devono operare nel sociale, immergersi nei problemi del mondo, devono occuparsi delle povertà, delle ingiustizie… vivendo direttamente le esperienze di emarginazione e sfruttamento. Ha invitato gli intellettuali a trovare soluzioni concrete più che elaborare nuove nuove sintesi o modelli culturali. Le parole nuove, anche per il nostro tempo, sono quelle delle Beatitudini.I cattolici intellettuali non esistono più, gli intellettuali laici e gli atei devoti occupano l’intero campo. Con Moscone non c’è solo una polemica per una firma, si mette in discussione il ruolo di un vescovo e un pastore, che esprime una critica profonda all’Occidente.
Paolo cascavilla


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