La “Geografia della parola”

  Una leggenda molto diffusa racconta che Michelangelo Buonarroti, ammirando il realismo straordinario della celebre statua del Mosè appen

SAGRA DELLA CAPRA A MACCHIA
A SPASSO NELLA MANFREDONIA DEL 1918 CON LA CROCE ROSSA AMERICANA
Nel 2022 secondo giugno più caldo di sempre in Europa

 

Una leggenda molto diffusa racconta che Michelangelo Buonarroti, ammirando il realismo straordinario della celebre statua del Mosè appena scolpita, avrebbe detto: “Perché non parli?” accompagnando quell’invocazione stizzita, con un colpo di martello sul ginocchio della scultura quasi a voler suscitare una reazione di quella figura tanto viva.
Se la parola non è delle figure marmoree (magari esprimono altro linguaggio), è il tratto distintivo degli umani (che magari ne fanno un uso spesso spropositato). E tra le espressioni più distinte che fanno della parola un’arte raffinata, la poesia è indubbiamente la più alta. Nella poesia le parole valgono più del loro significato letterale, evocano immagini, simboli, ricordi, atmosfere, emozioni. Esprimono un loro ritmo. Vibrano con un particolare suono. Per questo la parola è intesa come sacra, capace di stabile ordine nel caos dell’esperienza.
Ha suffragare tale assunto che ritroviamo espresso in poeti storici, arriva il volume “Forse, una voce” di Fausta Altavilla (Il Convivio editore, 80 pag. 12 euro): docente di lettere, con un ragguardevole curriculum di pubblicazioni di poesie che hanno vinto prestigiosi premi letterari, curatrice della raccolta antologica sul “sindaco pescatore” Angelo Vassallo, romanziera, fa parte della giuria del premio letterario nazionale “Costa dAmalfi Poesia” e membro del Centro studi Cristanziano Serricchio che ha presentato, a cura della presidente Raffaela La Torre, la presentazione del libro all’Auditorium “Serricchio”.
Per Altavilla, «la parola non è intesa nel suo mero uso strumentale, funzionale al comunicare quotidiano, bensì come rivelatrice di un mondo interiore in noi latente, appena intravisto dalla nostra facoltà percettiva. Un’arte ostetrica» stabilisce nella prefazione Sonia Giovannetti, poeta e critica letteraria.
Più che un libro di poesie, quello di Fausta Altavilla è un’unica poesia articolata in tre momenti: “Forse una voce: …nell’entroterra in cui nasciamo; …sangue dalla terra; …pietra di luce dal pulviscolo”. La dislocazione dei versi apparentemente casuale, è al contrario funzionale ai concetti che esprime. Le pause raffigurate da intere pagine bianche con in calce la riflessione ora tagliente, ora accorta, ora nostalgica, tracciano una “geografia della parola” intesa ovviamente in senso simbolico: la parola poetica diventa uno spazio da attraversare, un territorio dell’anima, della memoria, della coscienza e della storia. Una concezione che affascina, illumina, coinvolge. Assoluta protagonista è la parola che richiama il simbolismo di Ungaretti, l’ermetismo di Quasimodo, l’umus filosofico di Socrate e Platone, non senza una contaminazione della poesia contemporanea con un linguaggio che non descrive soltanto il mondo ma lo crea, lo attraversa.
La lettura di Floriana Granatiero di alcuni versi, con il sottofondo musicale del sax di Nicole Trotta, hanno esaltato le atmosfere seducenti del dialogo lirico della poeta sipontina.
“Ognuno porta un’alba dentro di sé/ intimamente disconnessa/ da determinazioni temporali/ e la sua dimensione/ l’intensità/ null’altro che equazione tra/ essere non essere/ luce ombra/ vita morte”. La poesia come ricerca esistenziale fin dentro la coscienza dell’umanità, attraverso l’esercizio della parola e dell’ascolto: due componenti dello stesso momento vivificato dalla poesia. La poetica di Altavilla prende l’abbrivio proprio «dall’esigenza di riappropriarsi – sintetizza l’Autrice – una dimensione valoriale della parola e quindi dell’ascolto che concretizzano la nostra salvifica unicità».
Michele Apollonio

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