Raffaele Gentile da Vieste indica nell'archeologia sperimentale una nuova via di interpretazione di quei manufffati leggendari Il c


Raffaele Gentile da Vieste indica nell’archeologia sperimentale una nuova via di interpretazione di quei manufffati leggendari
Il corposo volume “I Maestri delle stele daunie. Ricerche di archeologia sperimentale” di Raffaele Gentile, propone una rilettura piuttosto originale delle celebri stele daunie conservate soprattutto presso il Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia. Gentile, scultore, ricercatore e poeta (delizioso l’album “Epico poetico”) con laboratorio a Vieste, conduce una analisi innovativa delle stele daunie: sposta l’attenzione dagli aspetti non solo iconografici, alla tecnica esecutiva; prospetta una loro revisione cronologica radicale; riapre il dibattito sulla grecità della Daunia.
L’opera fa parte della collana “Hesperìa, 42”, diretta da Andrea De Biasi, Stefania De Vido, Flavio Raviola, patrocinata dalla Università degli studi di Padova, Dipartimento di scienze storiche geografiche e dell’antichità, e dalla Università Ca’ Foscari Venezia, Dipartimento di studi umanistici, edita da «L’ERMA» di Bretschneider, Roma-Bristol CT USA (pag. 313, 140 euro).
Massimo Osanna (archeologo, già direttore generale dei Musei, chiamato a dirigere il Dipartimento delle attività culturali) riconosce alla ricerca di Gentile, elementi di forte interesse. «Efficace l’idea – scrive – di proporre una visione in gran parte nuova, espressa dalla competenza di un artigiano che da anni realizza sculture ispirate ai Dauni, prendendo come punto di riferimento proprio le stele daunie. L’archeologia sperimentale rivolge così uno sguardo nuovo allo studio delle stele daunie, dimostrandosi un utile sistema di indagine delle tecniche, delle intenzioni e del significato culturale sottesi alla produzione di questi manufatti».
Gentile apre un confronto scientifico sulle stele daunie delle quali evidenzia i sistemi decorativi, la fase progettuale, i “differenti “maestri” incisori. Non ultimo evidenzia il legame tra Daunia e Mediterraneo e dunque i rapporti con il mondo greco, la complessità culturale della Daunia protostorica, il ruolo delle stele daunie come espressione identitaria di una società aperta agli scambi.
Le stele daunie depositarie di misteri irrisolti. «Di interrogativi – annota Osanna – che le scene, i motivi decorativi, le dimensioni e le caratteristiche sollevano ad ogni nuovo sguardo».
Lo sguardo posto da Raffaele Gentile va ben oltre le apparenze e le teorie finora espresse. Le studia, le analizza da 25 anni attraverso l’archeologia sperimentale. «Problema spinoso – rileva Gentile – che ancora oggi merita di essere approfondito, è un inquadramento temporale efficace per le stele». Le stele daunie sarebbero più antiche di quanto comunamente ritenuto. La cronologia tradizionale – argomenta lo studioso di Vieste – colloca la produzione delle stele tra il VII e VI secolo a.C., mentre l’archeologia sperimentale e lo studio tecnico delle incisioni, suggerisce una “inversione cronologica” che prevede le stele più elaborate retrodatate tra il IX e VIII secolo a.C. mentre la produzione totale arriva fino al IV secolo a.C.
Gentile distingue una prima fase antica, raffinata e complessa e una seconda fase successiva più semplificata. Applicando un metodo dedotto dalla storia dell’arte, Gentile individua mani differenti nella realizzazione delle stele daunie, nelle scuole e botteghe e distingue specifici “Maestri” sulla base del tratto, della composizione geometrica e delle modalità di incisione. Non pertanto prodotti anonimi e standard, bensì opere ben riconoscibili attribuibili a gruppi di artigiani altamente specializzati. La realizzazione di una stele, delle decorazioni, era frutto di una specifica progettazione con schemi compositivi codificati.
Dall’analisi comparata di molti motivi figurativi delle stele, Gentile riscontra una forte influenza greca già in epoca antica. Lo scultore di Vieste, le associa all’arte geometrica greca, ai modelli egei, alla cultura ellenica arcaica. I riferimenti che indicano una presenza greca più strutturata di quanto ammesso dalla storiografia tradizionale. Il mito di Diomede affiora in maniera decisa e diffusa. Gli studi di Gentile rivalutano la leggenda di Diomede, l’eroe acheo che le fonti antiche collegano alla Daunia e al Gargano. Una interazione culturale testimoniata dalle stele daunie. L’archeologia sperimentale che Gentile ha trasposto in manufatti descrittivi, in pietra e in bronzo, realizzati nel suo laboratorio, che rievocano miti e leggende che popolano la cultura non dimenticata radicata nell’area sipontina.
Tesi intriganti e suggestive supportate da considerazioni e esemplificazioni persuasive, corroborate da una ampia sezione del libro dedicata alla iconografia delle stele daunie descritte, classificate, interpretate attraverso fotografie, disegni, grafici.
Lo studio di archeologia sperimentale di Raffaele Gentile ha dischiuso scenari poco o niente affatto considerati che stuzzicano il mondo scientifico chiamato a pronunciarsi sui tanti misteri ancora in piedi delle stele daunie.
Michele Apollonio

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