Il volto coperto, i capelli raccolti e ‘nascosti’ in un cappello, la voce camuffata: nonostante le sue fattezze siano state abilmente ce

Il volto coperto, i capelli raccolti e ‘nascosti’ in un cappello, la voce camuffata: nonostante le sue fattezze siano state abilmente celate per questioni di sicurezza, Teresa Potenza non intendere più nascondere più la sua storia e si racconta nello spazio televisivo di ‘Belve Crime’, alla giornalista Francesca Fagnani.L’intervista alla donna che, con la sua testimonianza, ha fatto cadere la mafia di Cerignola andrà in onda questa sera, martedì 19 maggio in prima serata su Rai2. “La storia potente e sconvolgente di una donna coraggiosa che ha attraversato gli abissi del male”, lo stringato e ‘misterioso’ lancio fatto sui social della conduttrice, che non anticipa alcun dettaglio della sua ospite.Ma ad un pubblico attento bastano i pochi elementi tratti dalla breve clip condivisa per capire che dietro quella maschera c’è la testimone di giustizia che con la sua deposizione nel processo ‘Cartagine’ ha permesso alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari di decapitare la mafia di Cerignola degli anni Novanta, con l’arresto di oltre 60 persone, tra cui boss e ‘capi-bastone’ della mala ofantina dell’epoca.La sua storia è stata messa nero su bianco nella recente pubblicazione a firma di Alessia Zuppicchiatti, scrittrice e ghostwriter, editor e narratrice d’esperienza, che ha dato alla luce il volume ‘Teresa Potenza, vittima innocente di mafia’ edito da Feltyde Editore. Il volume, giunto in anteprima a FoggiaToday, si compone di 24 capitoli “feroci e potenti” come il vissuto di Teresa, e si apre con la prefazione di don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore di ‘Libera’. Nel volume viene messo ‘ordine’ nello scottante archivio di fonti e dati – pizzini, appunti scritti su tovaglioli, ricordi messi nero su bianco, con nomi e date – e custodito negli anni da Teresa.La ‘battaglia’ di Teresa per i testimoni di giustizia
Teresa Potenza continua a lottare. Lo fa nelle aule dei tribunali dove porta avanti una battaglia a vantaggio di tutti i testimoni di giustizia ‘dimenticati’ dallo Stato. Ad oggi sono poco più di una ventina, a fronte di centinaia di ‘pentiti’ (ovvero collaboratori di giustizia) che godono di sconti di pena e benefit.Il suo obiettivo è quello di vedersi riconosciuto lo status di “vittima innocente di mafia in vita” che le garantirebbe la concessione delle elargizioni previste dalla Legge 302/1990 e del conseguente diritto al percepimento dei correlativi benefici e provvidenze economiche. Il caso pende in Cassazione.

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