, ’ Chi mi conosce bene sa che non amo guardare le cose in superficie. Non ci riesco. Mi piace scendere in profondità, osservare, andare a

, ’ Chi mi conosce bene sa che non amo guardare le cose in superficie. Non ci riesco. Mi piace scendere in profondità, osservare, andare a fondo per provare a comprendere, anche con fatica, ciò che accade. Senza semplificazioni e senza nascondere nulla.Certo, ciò che ne ricavo è la mia percezione dei fatti, il mio punto di vista. E so bene che non può piacere a tutti. Ma non sarei capace di fare diversamente.Premesso che mi sembra persino banale condannare qualsiasi forma di violenza, e le forme di violenza, purtroppo, sono davvero tante, nulla può giustificare chi utilizza la forza, in qualunque modo la eserciti. La condanna deve essere sempre ferma, chiara e decisa.Qualcuno ci ricorda che le parole pesano. È vero. L’importante, però, è usare sempre la stessa bilancia e la stessa unità di misura.Ancora oggi, proprio grazie a quelli che sostengono di conoscere bene il peso delle parole, continuo a ricevere messaggi pieni di odio, nei quali mi si augura ogni male. Purtroppo, la rete è abitata anche da persone incapaci di sostenere un confronto civile. Persone che, invece di essere ignorate o alimentate, andrebbero bloccate e rese innocue sul piano comunicativo. Dovrebbero farlo per primi i direttori delle varie testate giornalistiche. E invece sappiamo bene come va il mondo.Restando alla questione che in questi giorni tiene banco in città, credo sia utile mettere a fuoco i fatti per ciò che sono.Innanzitutto, c’è stata una richiesta di informazioni sugli ospiti richiedenti asilo politico. Una richiesta che, a mio avviso, non sarebbe dovuta arrivare dall’esterno, perché avrebbe dovuto essere il sindaco a comunicare per primo quanto stava accadendo.Per due ragioni molto semplici.La prima: il sindaco ha scelto da tempo una comunicazione costante, quasi da annuncio televisivo del lunedì. Tra le tante banalità con cui tiene informata la città, possibile che non gli sia venuto in mente di riferire dell’arrivo di un numero importante di cittadini stranieri richiedenti asilo? Francamente, non so come potesse pensare che una notizia del genere potesse restare nascosta.La seconda ragione riguarda la sua storia personale e lavorativa. Il sindaco La Marca, con le attività legate all’accoglienza e alla solidarietà, ha avuto un rapporto diretto e concreto. Non è stato soltanto un volontario: è stato, a vario titolo, un lavoratore di quel mondo. Nulla di male, naturalmente. Ma proprio questa sua posizione avrebbe dovuto consigliargli maggiore chiarezza, maggiore trasparenza e maggiore prudenza, anche per evitare insinuazioni, sospetti o riferimenti a eventuali legami.Invece non solo si è messo in un angolo, ma ha continuato a nascondersi dietro un confronto fittizio, relegando la questione alle comunicazioni in Consiglio comunale. Il risultato è stato una discussione inutilmente esasperata e, per certi versi, imbarazzante.La volontà di chiudere rapidamente ogni possibile dibattito è apparsa evidente fin da subito, con il presidente del Consiglio comunale che puntualmente e ripetutamente ricordava il limite dei cinque minuti e la necessità di arrivare alle conclusioni ad ogni intervento. In un clima simile, la ragione lascia spazio alla fretta, e la contestazione preparata dalle opposizioni ha finito per prevalere, tra interruzioni, proteste e urla da stadio.Tutto normale? Di cosa vogliamo meravigliarci? Accade ovunque. Accade soprattutto in democrazia, e a volte accade persino quando la democrazia viene usata più come palcoscenico che come luogo di confronto.Finita la parentesi delle comunicazioni, il Consiglio è proseguito nei suoi lavori. Era il pomeriggio del 29 aprile. In città non si parlava d’altro, tra mille esagerazioni, mentre la comunicazione istituzionale sembrava tutta concentrata a raccontarci i risultati “storici” ottenuti con il Piano Casa e il PEBA. Mancavano solo cortei di automobili e gente in visibilio per le strade.Il giorno dopo, se non ricordo male, in un clima già teso, il sindaco ha scelto di far visita ai richiedenti asilo presso la Casa della Carità. Ognuno è libero di fare ciò che ritiene, ci mancherebbe. Ma quel momento, reso pubblico, è apparso a molti come una sfida, soprattutto se accompagnato dalle solite parole di circostanza.La vicinanza, l’affetto e la solidarietà si possono esprimere anche nel silenzio, senza fotografie, senza riflettori e senza trasformare ogni gesto in comunicazione politica.
Poi, a più di tre giorni dalla seduta del Consiglio comunale, nella mattinata del 3 maggio, un comunicato stampa firmato da sole donne impegnate in politica, a vario titolo, ha riportato un fatto molto grave.Secondo quanto riferito nel comunicato, durante il Consiglio l’assessora Maria Teresa Valente, insieme ad altre figure istituzionali, si sarebbe avvicinata con senso di responsabilità per contribuire a riportare la calma. In quel momento sarebbe stata destinataria di una violenta e disumana aggressione verbale da parte di una donna e di un uomo, che le avrebbero rivolto frasi di inaudita gravità, tra cui: «Ti auguro di essere violentata da uno straniero».
Confesso di non aver compreso fino in fondo la scelta del comunicato e, soprattutto, la decisione di affidarlo esclusivamente a firme femminili. Qui non si tratta, a mio avviso, di una questione di genere, ma di ruolo istituzionale, di rispetto e di responsabilità.
Probabilmente si è voluto rappresentare un fronte di solidarietà femminile e politica. Peccato, però, che tra le firmatarie, salvo qualcuna, non mi pare ci sia sempre questa grande stima e considerazione reciproca. Anzi.
Ma, come spesso accade, si preferisce salvare la forma piuttosto che affrontare la sostanza.
Non vorrei che qualcuno pensasse che certe dinamiche riguardino soltanto gli uomini impegnati in politica. Sarebbe una rappresentazione comoda, ma falsa.Ed è qui che il mistero si infittisce.Come mai questa vicenda, se così grave, viene fuori dopo un lasso di tempo così lungo? Dobbiamo ritenere che nei confronti della persona che avrebbe pronunciato una frase tanto grave e violenta sia stata presentata denuncia alle forze dell’ordine? E, se così non fosse, perché? Come mai gli operatori presenti non avrebbero ritenuto di procedere all’identificazione del soggetto autore di tale condotta? Perché nessuno, alla ripresa del Consiglio comunale, ha ritenuto di sottolineare e condannare immediatamente quella situazione?Voglio essere chiarissimo: nulla viene messo in dubbio e nulla può giustificare, una condotta violenta o intimidatoria. La persona responsabile andrebbe immediatamente individuata e chiamata a rispondere delle proprie azioni.Ma proprio perché la vicenda è grave, non può essere trattata come uno strumento di propaganda, né usata a intermittenza, secondo la convenienza del momento.Le parole pesano, è vero. Ma pesano anche i silenzi. Pesano i ritardi, pesano le omissioni, pesano le mezze verità. È pesa, più di tutto, la responsabilità di chi governa una comunità.
Angelo Riccardi
Palombella Ross


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