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Il quartiere Monticchio, situato nella zona nord-est di Manfredonia, rappresenta una delle pagine più affascinanti dell’urbanistica sociale pugliese. Sebbene le sue prime tracce risalgano agli anni Venti (quando l’area era una sconfinata distesa di fichi d’India, come testimoniato dalle foto dell’Archivio Luce del 1928) la sua vera identità nasce e si fortifica a partire dal 1948.
L’approdo dei Montanari e la nascita del quartiere
Nel secondo dopoguerra, Manfredonia divenne il punto di riferimento per una forte migrazione proveniente da Monte Sant’Angelo. Intere famiglie scesero a valle in cerca di nuove opportunità, portando con sé una determinazione ferrea:
Molti migranti acquistarono piccoli lotti di terreno agricolo, trasformando con le proprie mani quel paesaggio di spine e roccia in un’area residenziale.
Per decenni, il resto della città guardò a Monticchio come a una zona “ghettizzata”, un’enclave montanara trapiantata sul mare dove usi, costumi e legami sociali restavano quelli del paese d’origine.
Oggi, grazie alle nuove generazioni, quella barriera invisibile è caduta. Monticchio non è più un’appendice separata, ma un tutt’uno vitale con il resto di Manfredonia.
La città dei tre dialetti
L’espansione del dopoguerra non ha solo cambiato la mappa, ma ha creato un mosaico linguistico unico. Manfredonia è infatti una delle pochissime città dove convivono tre parlate distinte:
Il Manfredoniano: Il dialetto storico dei pescatori e degli abitanti del nucleo originario.
Il Montanaro: La lingua di Monticchio, conservata gelosamente da chi è sceso da Monte Sant’Angelo.
Il Montagnolo: Parlato dagli abitanti delle frazioni della “Montagna” (San Salvatore, Pastini, Tomaiuolo e Ruggiano). Questi si stabilirono principalmente nella zona alta chiamata “Sop‘a Trijune”, l’area che sovrasta le Antiche Mura e si estende tra via San Francesco e via Hermada.
Mentre Monticchio cresceva verso il mare, la zona di Sop’a Trijune diventava il rifugio per chi arrivava dalle campagne interne. Questa zona alta, simbolicamente “sopra” le vecchie mura, ha mantenuto per anni un carattere rurale, quasi un ponte tra la civiltà contadina delle frazioni e quella marinara della città bassa.
Oggi questa stratificazione di storie, pietre e dialetti confluisce in un’unica, grande identità collettiva. Manfredonia non è più la somma di quartieri separati, ma una città solare e sorridente, adagiata con orgoglio sul suo Golfo. La sua forza risiede proprio in questa capacità di accogliere: chi scende dalla montagna porta con sé la tempra della roccia, che qui si scioglie nella brezza marina e nell’ospitalità tipica della nostra gente. Guardando Monticchio e “Sop’a Trijune” dal mare, si vede il volto di una comunità che ha saputo mescolare la fatica del passato con la luce del presente, rendendo Manfredonia il porto sicuro e vivace in cui ogni anima, montanara o marinaia che sia, si sente finalmente a casa.
Foto della zona Monticchio del 1928 dell’Istituto Luce
Foto dell’attuale Via San Giovanni Bosco di Ermanno Bellucci
Manfredonia Ricordi

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