SANITÀ PUGLIA, MENO PRENOTAZIONI URGENTI MA QUASI 1 SU 2 È INAPPROPRIATA

Tra gennaio e febbraio l’attesa media per «U» è scesa da 10 a 4 giorni. Il caso delle visite cardiologiche e delle colonscopie: troppe senza motiv

Puglia. tratti di costa invasa da migliaia di bottiglie di ketchup made in Usa
Presentati in una conferenza stampa congiunta delle Province di Foggia e Avellino i progetti “Roxana” e “Aquilone”
Mattinata senz´acqua. AQP sospende l´erogazione nei giorni 24 e 26 febbraio

Tra gennaio e febbraio l’attesa media per «U» è scesa da 10 a 4 giorni. Il caso delle visite cardiologiche e delle colonscopie: troppe senza motivo. Il 46% di prestazioni dubbie. Il monitoraggio dei recuperi effettuati tra gennaio e marzo. Il tavolo con i medici di base per elaborare linee guida prescrittive.La prima buona notizia è una diminuzione tra gennaio e febbraio delle prenotazioni di pre­stazioni urgenti (mentre tutte le altre restano quasi invariate). La seconda, una conseguenza della prima, è che il sistema sanitario riesce a soddisfarne una percen­tuale maggiore entro le 72 ore pre­viste. Tuttavia circa il 46% delle prescrizioni urgenti recuperate nel mese di marzo e sottoposte a verifica si è rivelato inappropria­to.Il Piano della Regione per lo smaltimento delle liste d’attesa è relativo al passato, ma – dicono le analisi del tavolo di monitoraggio coordinato da Lucia Bisceglia (Aress), sta ottenendo effetti an­che sul futuro. Perché? Probabil­mente perché, in parallelo, le sin­gole Asl stanno lavorando con i prescrittori (i medici di base), nei fatti implementando meccanismi di controllo.Il dato principale emerso dal ta­volo è quello sulla media dei giorni di attesa di una prestazio­ne. Per quelle urgenti si è passati da 10 a 4 giorni, per quelle brevi (da esitare in 10 giorni) da 34,5 a 24: sempre oltre la soglia di legge ma con un evidente effetto di riassor­bimento.Tra gennaio e febbraio le pre­notazioni urgenti sono scese del 7,78% e quelle brevi dello 0,78%. È una media, per cui ci sono anche prestazioni in aumento come ad esempio le prime visite oncologiche. Ma la diminuzione è marcata, ad esempio, per l’ecografia addo­me breve (da 3.591 a 2.998), per tutte le tipologie di risonanza e quasi tutte le tipologie di tac og­getto di monitoraggio: in partico­lare diminuiscono dell’11% le ri­sonanze articolari urgenti e del 5% quelle brevi. Circostanza, quest’ultima, che sembrerebbe con­fermare resistenza di più controlli in sede prescrittiva.

A questo proposito il tavolo di monitoraggio sta passando al se­taccio le prestazioni oggetto di recupero, proprio per capire la di­namica prescrittiva. Tra gennaio e marzo sono state analizzate 1.520 prestazioni urgenti per confron­tarle (ex post) con quanto previsto dal manuale Rao di Agenas (le ta­belle di riferimento per l’appropriatezza). Per 704 di queste 1.520 prestazioni (pari al 46%) il ma­nuale non prevede indicazioni cli­niche specifiche per l’urgenza: il codice U è stato quindi attribuito dal medico sulla base del proprio giudizio. Non significa che l’in­dicazione dell’urgenza sia sbaglia­ta, ma solo che l’applicazione dei criteri condivisi avrebbe proba­bilmente portato una scelta diver­sa.Queste situazioni di disallinea­mento, peraltro, si concentrano in gran parte in tipologie di prestazioni ben definite. Al primo posto c’è la visita cardiologica urgente (122 casi di indicazione clinica non prevista), una tipologia di presta­zione in cui l’urgenza (l’infarto in corso) richiede un accesso in Pronto soccorso. Ci sono poi le colonscopie, che nelle 72 ore pre­viste dall’urgenza non consentono materialmente nemmeno la pre­parazione del paziente: anche in questo caso, l’eventuale sanguinamento richiede il Pronto soccorso e non la prestazione ambulatoria­le. Seguono le prime visite neu­rologiche e le Tac del torace (per le quali vale lo stesso ragionamento della visita cardiologica): tutte prestazioni in cui ci potrebbe es­sere stato un ricorso eccessivo al codice di urgenza.L’obiezione che i medici di famiglia muovono in questi casi è che l’analisi a posteriori delle prestazioni non tiene conto della si­tuazione con cui il paziente si è presentato. Ma d’altro canto una prestazione urgente che non viene fatta entro un certo numero di giorni potrebbe effettivamente non avere i caratteri dell’urgenza. I dati (ancora non definitivi) del monitoraggio di questa settimana dicono che l’indice di inappropriatezza (gennaio-marzo) è in discesa e dovrebbe attestarsi al 36%.Si tratta di spunti che, insieme alla concentrazione di prenotazio­ni B e U per medico prescrittore (il 20 % dei medici di base eroga l’80 % delle prestazioni brevi e urgenti), la Regione conta di mettere al cen­tro del confronto. L’obiettivo è co­struire un documento di indirizzo , con linee guida condivise sulle prescrizioni in cui si chiarisca in quali casi è opportuno chiedere l’urgenza di un esame o di una visita e in quali invece è possibile programmare la prestazione o prenotarla senza un termine.Il tema delle liste d’attesa, si fa notare ai vertici della Regione, ri­guarda l’Italia intera. La Puglia è in difficoltà ma in un contesto in cui gli indirizzi operativi sono chiari e le aziende sanitarie sono totalmente coinvolte si sta co­struendo un sistema di misura: il tentativo è di capire cosa sta funzionando e cosa non funziona, il punto nodale resta sempre il nu­mero delle prescrizioni, perché lo sforzo straordinario di aumentare l’offerta si concluderà a breve. Bi­sogna, quindi, intervenire sulla domanda, facendo in modo di non intasare il sistema con richieste non necessarie. Resta infatti cri­tica la situazione di alcuni tipi di prestazione, come risonanze ma­gnetiche, visite cardiologiche e co­lonscopie, che risentono ancora (e in modo rilevante) dell’effetto del­le vecchie prenotazioni non an­cora smaltite.

COMMENTI

WORDPRESS: 0