il Cristo del Gargano

Ventidue metri di altezza, struttura in acciaio, ascensore interno a vista, due balconi circolari panoramici: in estrema sintesi è la struttura maes

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IL SOGNO DEL FARO DEL LEVANTE
Manfredonia ci mette la faccia
Ventidue metri di altezza, struttura in acciaio, ascensore interno a vista, due balconi circolari panoramici: in estrema sintesi è la struttura maestosa che raffigura Cristo con le braccia allargate in segno di accoglienza. Un Cristo moderno, al passo dei tempi e che forse va anche oltre. Il “Cristo del Gargano” in quanto la sua collocazione l’autore l’ha pensata adagiata su un frontale del Promontorio che guarda al mare, al golfo adriatico di Manfredonia.
Il Cristo del Gargano è un progetto del brillante ingegnere manfredoniano, con ascendenze garganiche, Michelangelo De Meo, da alcuni anni emigrato a Milano «da dove il Gargano lo si vede col cuore» annota con nostalgia mai sopita. E questa istallazione l’ha pensata in funzione di quello che il Gargano rappresenta: una montagna lussureggiante ammantata di sacro per i suoi numerosi riferimenti religiosi rappresentati dallo storico San Michele Arcangelo di Monte sant’Angelo, e dal contemporaneo San Pio di San Giovanni Rotondo, ma anche di profano per le sue accorsate località turistiche-balneari. Un mix di sacro e profano insomma che il Cristo ideato da Michelangelo De Meo riassume, esalta e rilancia.
«Il mio Cristo – spiega De Meo – è l’anima eterea del Gargano. Un faro di speranza proiettato sull’intera Puglia».
Il luogo scelto da De Meo ove collocare la statua, è quello a 550 metri di altitudine, indicato come il Belvedere: una spianata al termine dei tornanti che da Manfredonia salgono verso la frazione Montagna. «Il luogo perfetto – realizza De Meo – un punto di osservazione unico per catturare un’immagine che sfida le stelle».
Quel Cristo come immaginato dal progettista, su quel balcone naturale proteso sull’infinito, è un invito alla riflessione e al tempo stesso una attrazione religiosa e artistica, un inno alla bellezza, un richiamo per assaporare l’ebbrezza delle vertigini.
In varie località del mondo, statue gigantesche raffigurante Cristo, sono felicemente installate su promontori panoramici: costituiscono beneauguranti riferimenti che gratificano la fede e il turismo. Senza andare lontano, nella lucana Maratea svetta un beneamato Cristo Redentore. Il Cristo del Gargano, in versione avveniristica, andrebbe a far parte di quella sempre più numerosa schiera di immagini del Creatore istallate su rilievi montani.
Tutto bene dunque? Tutti d’accordo? Niente affatto. Come al solito, magari senza neanche rendersi conto, si scatenano i “contro”, i disfattisti a prescindere. Che in ogni caso, e fortunatamente, sono in grandissima minoranza rispetto agli entusiasti di quella istallazione che si candita ad essere la nuova, originale e avveniristica attrazione garganica che non mancherà di captare l’attenzione e l’interesse di fedeli e turisti. Citiamo per tutti, e sono tantissimi tra associazioni, enti pubblici e privati, il Touring club italiano, capofila di un movimento significativo e seguito e la stessa Curia arcivescovile garganica. Apprezzamenti anche da Milano, ove non mancano offerte per poter realizzare quel Cristo da quelle parti.
I particolari saranno espressi nel convegno organizzato per sabato 11 pomeriggio con inizio alle 16,30, all’auditorium “Cristanziano Serricchio” al Palazzo dei Celestini (Corso Manfredi). È prevista la partecipazione dei maggiori e qualificati sostenitori della iniziativa. Tra gli assenti annunciati quelli della Soprintendenza e della Regione Puglia che hanno fatto sapere di essere contrari alla realizzazione dell’opera. Sarà l’occasione per parlare e far emergere le contraddizioni non solo in termini diffuse sul territorio di “opere” che mal si addicono alla bellezza del Gargano.
Michele Apollonio

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