Frane: in Puglia a rischio i Monti Dauni

In Italia i fenomeni franosi rappresentano una minaccia estesa e strutturale. Secondo i dati aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in It

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In Italia i fenomeni franosi rappresentano una minaccia estesa e strutturale. Secondo i dati aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia, curato dall’Ispra, sul territorio nazionale sono stati censiti oltre 684mila episodi, che coinvolgono quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e più di 742mila edifici.La distribuzione delle frane interessa gran parte del Paese, come spiega Giuseppe Esposito dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “I fenomeni franosi sono diffusi nella maggior parte del territorio italiano, fatta eccezione per la Pianura Padana e la Puglia”. Le aree più esposte sono quelle collinari e montane, in particolare lungo gli Appennini e l’arco alpino.Le frane si differenziano per tipologia, dimensione e velocità. Nel 33% dei casi si tratta di scivolamenti, mentre il 18,3% riguarda colamenti lenti, diffusi soprattutto nell’Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Più contenute ma particolarmente distruttive sono le frane a colamento rapido, che rappresentano il 12,1% del totale e sono spesso innescate da piogge intense su terreni argillosi, come accaduto in passato a Sarno, Quindici e in Valtellina.Un ruolo rilevante è giocato anche dagli incendi boschivi. In assenza di vegetazione, l’acqua piovana colpisce il suolo senza ostacoli, favorendo l’erosione e la formazione di colate di fango e detriti che possono raggiungere rapidamente i centri abitati, come avvenuto nel 2018 in Val di Susa, nel territorio di Bussoleno, dopo un incendio registrato l’anno precedente.In Puglia, il dissesto idrogeologico interessa in modo particolare l’area dei Monti Dauni, in provincia di Foggia, soprattutto lungo le arterie stradali di collegamento tra i comuni montani. Al momento non si segnalano criticità rilevanti nei centri abitati, ma persistono situazioni delicate che si trascinano da anni.A Roseto Valfortore, comune di circa 940 abitanti situato a 600 metri di altitudine, l’amministrazione guidata dalla sindaca Lucilla Parisi ha dovuto chiudere da oltre due anni una strada comunale a causa di un dissesto che ha compromesso un’intera carreggiata. Preoccupano anche alcune aree prossime al centro urbano, dove sono visibili segni di smottamento e per le quali è stato richiesto l’intervento degli uffici regionali competenti in materia di protezione civile e difesa del suolo.Interventi di messa in sicurezza sono previsti anche ad Accadia, dove sono in programma lavori su un torrente che collega il centro abitato a Sant’Agata di Puglia. Situazioni analoghe interessano Anzano e Faeto, secondo comune più alto della regione, dove alcune strade provinciali risultano particolarmente vulnerabili durante la stagione invernale.Dalla Provincia di Foggia fanno sapere che diversi interventi sulle infrastrutture viarie sono stati candidati al Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo. Sul versante garganico, invece, la circolazione sulla Strada Statale 89 è interrotta in un tratto compreso tra Vieste e Mattinata, a seguito di un movimento franoso che ha provocato il distacco di un masso dal costone sovrastante.La Regione Puglia ha recentemente chiesto la convocazione di un tavolo tecnico con il Demanio dello Stato e Anas, sottolineando come la Statale 89 Garganica rappresenti «un’arteria infrastrutturale di cruciale importanza per la Puglia».

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