La fotografia scattata dalla Uil in vista della scadenza del 16 dicembre mette in luce una tassazione sulla casa estremamente disomogenea sul terr

La fotografia scattata dalla Uil in vista della scadenza del 16 dicembre mette in luce una tassazione sulla casa estremamente disomogenea sul territorio nazionale. L’analisi del servizio dedicato a Stato sociale, politiche fiscali e previdenziali del sindacato evidenzia come l’Imu presenti differenze marcate tra le grandi città del Centro-Nord e molte realtà del Mezzogiorno. Una dinamica che, secondo l’organizzazione, deriva da valori catastali non aggiornati e da aliquote locali definite «obsolete e capaci di alimentare disuguaglianze».La seconda rata dell’imposta interessa oltre 26 milioni di contribuenti, di cui circa il 41% composto da lavoratori dipendenti e pensionati. Il gettito complessivo resta stabile attorno ai 19,4 miliardi di euro. Su scala nazionale la media di versamento per le seconde case si attesta sui 977 euro, ma la dispersione territoriale è molto ampia: a Roma il costo medio raggiunge i 3.499 euro, a Milano 2.957, a Venezia 2.335, mentre a Torino e Firenze si viaggia intorno ai 2.000 euro. All’estremo opposto, città come Palermo (391 euro), Pesaro (394), Cosenza (395) ed Enna (460) mostrano importi sensibilmente inferiori.Per Santo Biondo, segretario confederale della Uil, il quadro mette in evidenza una tassazione poco equa: “Servono valori che riflettano il mercato e criteri uniformi su scala nazionale. A parità di patrimonio, non è accettabile che si paghino importi così diversi”. La proposta del sindacato punta a un’imposta maggiormente progressiva, che preveda contributi più elevati per immobili di pregio o non utilizzati, e agevolazioni automatiche per contribuenti con redditi medio-bassi, nuclei numerosi o contratti a canone concordato.Sul versante operativo, Confedilizia richiama l’attenzione dei proprietari sul calcolo del saldo. Se la rata di giugno era stata determinata applicando le aliquote dell’anno precedente, la rata di dicembre deve invece tener conto delle nuove disposizioni introdotte dal decreto del 7 luglio 2023. Da quest’anno i Comuni non possono più scegliere liberamente le aliquote, ma devono utilizzare esclusivamente le tipologie previste dal prospetto standard elaborato tramite l’applicazione informatica presente sul portale del federalismo fiscale.L’obiettivo dichiarato della riforma è rendere più omogenea la struttura dell’imposta, ma la Uil sottolinea che, senza un aggiornamento complessivo dei valori catastali e una revisione della progressività, le disparità tra territori resteranno molto ampie.


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