“Per una nuova politica della pesca sostenibile” è l’intrigante tema di un convegno che si terrà a Roma, presso la Camera dei deputati (Sala del r

“Per una nuova politica della pesca sostenibile” è l’intrigante tema di un convegno che si terrà a Roma, presso la Camera dei deputati (Sala del refettorio), martedì 14 prossimo (ore 15-18,30) per iniziativa del deputato di Manfredonia Giandiego Gatta, Responsabile del Dipartimento pesca e acquacoltura di Forza Italia. Con alcuni ministri ed esponenti politici nazionali ed europei di FI, il commissario europeo per la pesca e gli oceani, docenti universitari.
Una ricognizione sullo status corrente di una delle attività fondamentali dell’economia nazionale e dunque di numerosi centri territoriali, che non gode di quell’ottima salute che dovrebbe invece caratterizzarla. Sono tanti e variegati i condizionamenti, normativi e tecnici, introdotti dall’Unione Europea che hanno inciso profondamente su quelle pratiche tramandate dalla tradizione. Pratiche che certamente andavano rettificate, adattate alle nuove condizioni ambientali, alla salvaguardia del patrimonio ittico, ma che non hanno tenuto conto delle circostanze particolari delle marinerie locali. Regole che vanno bene per la pesca oceanica, è stato esemplificato, ma che risultano dannose per quella praticata nel Mediterraneo. Di qui una serie di squilibri che hanno determinato sensibili defaillance fino a vere e proprie crisi del settore.
Esempio emblematico ed eloquente è quello di Manfredonia che più delle parole valgono i numeri a evidenziarlo: la flotta peschereccia da quella agguerrita e solida con le oltre cinquecento unità, è drasticamente e inesorabilmente scesa a centoquaranta unità, delle quali oltre una decina (per il momento) inoperose per mancanza di personale. Il mercato ittico inattivo. A tale situazione di fondo vanno aggiunti altri fattori penalizzanti il settore, quali la burocrazia opprimente, l’aumento dei costi di carburante e materiali, l’importazione incontrollata di prodotti ittici stranieri, gravose sanzioni amministrative.
Si può facilmente immaginare quale siano le conseguenze, amplificate, indotte sul piano economico e dunque sociale su una comunità legata alla superstite economia della pesca, considerato che altre attività economiche sono andate maldestramente e colpevolmente perdute. Il dato sintetico più inequivocabile e preoccupante, è la forte contrazione demografica per il continuo esodo di abitanti in specie giovani.
Una realtà che si cerca di fronteggiare con provvedimenti tampone come, ad esempio, le 400mila euro inserite nella legge di bilancio per iniziativa dell’on. Gatta, suddivisi in tre anni e destinati alla “Promozione dei prodotti delle pesca delle imbarcazioni iscritte nei registri marittimi del Compartimento marittimo di Manfredonia”. Elargizioni indubbiamente utili ma che rimangono fini a sé stesse, non incidono sul nocciolo del problema che va evidenziandosi, vale a dire la valorizzazione dei prodotti ittici attraverso la loro trasformazione, per mezzo di opifici attrezzati che richiedono l’impiego di personale. Non è una chimera: a Manfredonia dagli Anni 60 opera con successo, una azienda che si occupa di lavorazione e trasformazione di prodotti ittici che esporta in Italia e all’estero. Volendo si può. E non mancano i prodotti ittici pescati nel golfo adriatico e che, di per sé, è più che rinomato.
E’ una pratica ormai consolidata quella della partenza ogni notte da Manfredonia di diversi furgoni frigoriferi che trasportano il pesce pescato dalla marineria sipontina, nei mercati da Napoli in su, ma anche in Calabria. Mercati che apprezzano i pesci del golfo di Manfredonia: un brand naturalmente affermato. Sono quintali di pesce di ogni genere che potrebbero costituire l’inizio di una filiera di lavorazione e trasformazione in loco di prodotto ittico per essere commercializzato, con quale valore aggiunto diretto e indiretto è facile immaginare. Occorrerebbe quella capacità che pare manchi nei manfredoniani: l’attitudine all’iniziativa che sappia utilizzare le risorse che non mancano.
Insomma, la “promozione dei prodotti della pesca”, ad abundantiam, va bene, ma che si guardi e si intervenga opportunamente anche sul business di base che i prodotti ittici sono in grado di attivare. Non si vorrebbe che il porto peschereccio di Manfredonia finisse per essere utilizzato solo per cene e affini…
Michele Apollonio

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