HANNO ripreso a zampillare festosamente, evidenziati da apposita illuminazione, la grande fontana monumentale “Piscitelli” e i getti d’acqua danza

HANNO ripreso a zampillare festosamente, evidenziati da apposita illuminazione, la grande fontana monumentale “Piscitelli” e i getti d’acqua danzante, schierati ai margini della piazza “Falcone e Borsellino” che si apre dinanzi alla chiesa di Sant’Andrea e al porto turistico. La loro funzionalità è stata ripristinata dopo un lungo e negligente abbandono che ha gettato nella desolazione uno dei riferimenti emblematici di Manfredonia.
DOPO le fontane stradali pubbliche, sono tornate a sorridere anche quelle fontane e a restituire bellezza e vitalità ad una piazza divenuta simbolo dell’ospitalità sipontina. Nota come “Fontana Piscitelli” dal nome dello scultore, Tommaso Piscitelli da Giovinazzo, che l’ha realizzata nell’ormai lontano 1935, commissionata dagli amministratori comunali dell’epoca, per ingentilire Piazza Duomo dove è rimasta fino al 1967, quando con provvedimento improvviso (si voleva eliminare un simbolo fascista), venne rimossa e abbandonata incustodita in un pubblico parco di periferia. Dopo una rocambolesca serie di peripezie ricordate da Domenico Curci in un dettagliato libretto, quel monumento artistico è stato restaurato e sistemato, nel 2004, nella piazza dedicata a Falcone e Borsellino.
UNA FONTANA che al valore artistico, unisce quello simbolico rappresentando le attività che a quell’epoca costituivano la base dell’economia di Manfredonia, vale a dire l’agricoltura, la pastorizia e la pesca (l’industria arriverà anni dopo) rappresentate da poderose statue bronzee che, assieme a quella di un erculeo uomo raffigurante il Gargano, reggono una larga conca sulla quale svetta un murice in sostituzione delll’iniziale Fascio littorio.
A completare l’allestimento della piazza, la sequenza di getti d’acqua danzante. Una scenografia spettacolare ingentilita dalla colonna sonora dall’armonioso gorgoglio di quelle fontane, un sottofondo piacevole, rilassante.
MANFREDONIA espone un’altra fontana monumentale, coeva, realizzata dallo stesso scultore Piscitelli: il “Pescatore”, ubicata in Piazza Marconi. A commissionarla, a proprie spese, è stato l’allora podestà Pietro Simone, indispettito da alcune polemiche sorte sulla fontana Piscitelli. Il monumento omaggio alla pesca, rappresenta un pescatore nell’atto di fiocinare un polpo gigante. Simone, a testimonianza del personale impegno per quella fontana monumentale, fece incidere sulla sacca del polpo: “dono del comm. Pietro Simone Podestà”. A quei tempi le polemiche si chiudevano così.
QUELLE due fontane sono le uniche monumentali impiantate a Manfredonia negli Anni trenta. In tempi più recenti c’è stata la possibilità di avere un’altra fontana monumentale. Faceva parte del grande progetto della rigenerazione urbana Lama Scaloria ed era dedicata all’acqua. Era prevista sul piazzale Diomede e intercettava la sorgiva che da San Giovanni Rotondo arriva fino a Manfredonia per scaricarsi nel bacino portuale. Sarebbe stato un doveroso riconoscimento a quella sorgiva che nel corso della Grande guerra ha dissetato i manfredoniani. Per motivi di budget ma fors’anche per un deficit di memoria, si è optato per la soluzione delle fontanelle a raso lasciando che quel corso d’acqua finisca in un canale lavatoio di tutto e di più.
LE ALTRE fontane presenti non se la passano bene. A parte la fontana dell’Acquedotto Pugliese nei giardini comunali del castello solo recentemente riattivata, è spenta e abbandonata quella che fa da rotatoria all’incrocio tra viale Michelangelo e via Tratturo del Carmine; le due fontanelle dinanzi alla facciata della Cattedrale, sono spesso ricettacolo di rifiuti; c’è anche il monumento ai marinai d’Italia sul lungomare di Siponto, senza acqua. Non migliore la situazione a Siponto: la fontana del Daino, abbandonata, e l’altra in Piazza Santa Maria Regina a intermittenza.
LE FONTANE, monumentali o meno, efficienti e curate, sono patrimonio comune affidato alla custodia degli abitanti per farne l’uso più corretto e rispettoso (sere fa nella fontana dell’AQP ci giocava un giovane col suo cane…), sono il sorriso di una città, il benvenuto sonoro a quanti si fermano in città, il biglietto da visita invitante e cordiale.
Michele Apollonio



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