LA SUA semplicità esalta la sua ascendenza storica. E’ infatti la testimonianza di un momento cruciale della vita cittadina di Manfredonia: l’inaugu

LA SUA semplicità esalta la sua ascendenza storica. E’ infatti la testimonianza di un momento cruciale della vita cittadina di Manfredonia: l’inaugurazione dell’acquedotto comunale. Era il 23 aprile 1929. Un evento solennizzato con una grande festa cittadina svoltasi nella villa comunale, al cospetto del castello manfredino, con la partecipazione del deputato Gaetano Postiglione, delle autorità municipali, di numerosi gerarchi provinciali e locali, culminata con l’attivazione della fontana costruita (ricorda Marco Guerra nel suo libro “Manfredonia: percorso fotografico di una città scomparsa”) a proprie spese dall’impresa Salvatore Gatta e Vincenzi Bissanti, appaltatrice del primo lotto delle opere idriche urbane. Per la cronaca: la madrina della cerimonia in abito nuziale, era la signorina Maria Granatiero.
UNA FONTANA sobria costituita da una vasca circolare con un unico getto d’acqua. Per anni, forse decenni, è rimasta abbandonata, dimenticata. Il commissario straordinario al comune Vittorio Piscitelli l’ha rimise in funzione ripristinando lo zampillo d’acqua. A distanza di quasi un secolo (mancano quattro anni), quella fontana ha riacquistato dignità artistica.
«GRAZIE alla sinergia tra l’amministrazione comunale e un gruppo di pensionati volontari – ha postato il sindaco Domenico La Marca – è stato restituito alla cittadinanza un bene pubblico di grande valore storico e affettivo. L’intervento ha previsto la pulizia approfondita della vasca tinteggiata in azzurro, la sistemazione dell’impianto idraulico e della illuminazione artistica nonché degli elementi decorativi che caratterizzano la fontana. Un lavoro – ha evidenziato – meticoloso, eseguito con passione e senso civico del quale protagonisti sono stati alcuni cittadini in pensione, benemeriti custodi della memoria e dell’identità del luogo, che hanno offerto il proprio tempo e le proprie competenze per il bene comune. E’ stato così restituito – ha puntualizzato – decoro e bellezza ad uno spezio caro ai manfredoniani grazie ad una collaborazione che ci auguriamo possa estendersi anche ad altri progetti».
PICCOLI interventi ma che hanno una incidenza notevole, spesso decisiva, sul decoro cittadino troppo spesso trascurato se non vandalizzato. La fontana dei giardini pubblici va ad aggiungersi alle fontane artistiche di Piazza Falcone e Borsellino e di Piazza Marconi. Entrambe sono opere dell’illustre scultore Tommaso Piscitelli e risalgono agli Anni trenta (Domenico Curci ha pubblicato un accurato racconto). Alle quali si sono aggiunte, ma in tempi più recenti, Anni cinquanta, le due “fontane della facciata” che completano il rinnovato prospetto della Cattedrale voluta dall’arcivescovo Andrea Cesarano su progetto del sipontino Aronne Del Vecchio. Funzionano male perché mancanti della necessaria manutenzione e pulizia.
UN’ALTRA fontana di stile moderno, sorta all’incrocio tra via Tratturo del Carmine e Viale Michelangelo, è ferma del tutto da parecchio. Così come fanno misera mostra di sé, le fontanelle stradali superstiti delle tante a suo tempo installate nei punti strategici dell’abitato che oltre ad essere una utile fonte per l’approvvigionamento dell’acqua, costituiscono un vezzoso ornamento sempre utile per un piacevole sorso d’acqua fresca. Per la verità sono state più volte attivate, ma sempre puntualmente sono finite vandalizzate e ridotte al silenzio. E’ vero: senza la coscienziosa e virtuosa partecipazione dei cittadini ogni buona intenzione finisce male. Le fontane maestose e artistiche, o semplici e modeste che siano, rappresentano il senso della vitalità di un popolo, il sorriso della città, il beneaugurante benvenuto.
Michele Apollonio


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