Vaccino antinfluenzale, sì all’indennizzo per danni irreversibili

I familiari della persona morta, per una encefalo mielite, dopo aver fatto il vaccino antinfluenzale, hanno diritto all’indennizzo anche se il loro co

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Il mare delle Isole Tremiti e del Gargano è il più inquinato dalla plastica. È quanto emerge dalla prima relazione stilata da Greenpeace Italia che con la sua campagna “Difendiamo il mare” sta solcando tutto l’Adriatico. E purtroppo la maggiore concentrazione di plastica è stata riscontrata all’altezza del Gargano e della Riserva Marina delle Isole Tremiti. “Ci siamo imbattuti in uno scenario chooccante con enormi quantità di rifiuti” racconta Giuseppe Ungherese, responsabile di Greenpeace Italia. A poche ore dall’entrata in vigore della direttiva europea che blocca la vendita di materiali in plastica monouso, la campagna “Difendiamo il mare” dell’associazione ambientalista lungo il mare Adriatico denuncia ancora una volta l’inquinamento dei nostri mari. “Abbiamo rilevato picchi di contaminazione nella zona della laguna di Lesina e Varano – prosegue Ungherese – proprio in questa area dell’Adriatico, dove, per via della corrente marina caratterizzata da un grande vortice in senso antiorario dai Balcani verso l’Italia, l’inquinamento da plastica è particolarmente rilevante”. Greenpeace ha documentato la presenza di rifiuti in plastica al largo delle Isole Tremiti, dove l’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici rischia di compromettere un ambiente marino unico e ricco di biodiversità. Durante la sua navigazione al largo dell’arcipelago, la spedizione di Greenpeace si è imbattuta in chiazze di materiale organico e rifiuti in plastica, come cassette in polistirolo, bottiglie, buste, sacchetti, guanti monouso e reti tubolari usate per l’allevamento delle cozze, a dimostrazione del fatto che l’inquinamento da plastica non ha confini e raggiunge anche un’area protetta come le Isole Tremiti.

I familiari della persona morta, per una encefalo mielite, dopo aver fatto il vaccino antinfluenzale, hanno diritto all’indennizzo anche se il loro congiunto non rientrava tra i soggetti per i quali la somministrazione era raccomandata. La Corte di cassazione, smentendo la tesi della Corte d’Appello, chiarisce, infatti che ormai le campagne di informazione e sensibilizzazione sono finalizzate ad ottenere la più ampia copertura vaccinale possibile. E vanno intese quindi come dirette a tutta la popolazione, a prescindere da una pregressa e specifica condizione individuale di salute, di età, di lavoro o di convivenza. La Suprema corte accoglie così il ricorso della moglie e dei figli della vittima ai quali la Corte territoriale aveva negato il risarcimento, pur ritenendo pacifica l’esistenza di un nesso tra il vaccino antinfluenzale e il decesso.

La parificazione con altri vaccini

Ad avviso dei giudici di secondo grado, infatti, l’uomo, per età e stato di salute, non rientrava nelle categorie prese in considerazione della raccomandazione ministeriale, essenzialmente diretta ai soggetti portatori di un «aumentato rischio di malattia grave». Per la Corte territoriale, la condizione dei soggetti semplicemente incentivati a praticare il vaccino contro l’influenza, non poteva essere equiparata a quella di chi si era sottoposto al vaccino contro l’antipolio o al trivalente. Casi in cui il margine di scelta, tra fare o non fare, è drasticamente ridotto dalla consapevolezza delle gravi conseguenze che possono derivare dal sottrarsi alla somministrazione.

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La solidarietà sociale

La Cassazione non è d’accordo. I giudici di legittimità ricordano che la stessa Consulta (sentenza 268/2017) ha bollato come incostituzionale la norma (legge 210/1992, articolo 1, comma 1) che escludeva l’indennizzo nel caso del vaccino antinfluenzale alle condizioni e nei modi stabiliti dalla legge. Una conclusione raggiunta nel rispetto dei principi costituzionali di solidarietà, di tutela della salute anche collettiva e di ragionevolezza. La ragione del sì all’indennizzo non sta dunque nel carattere obbligatorio dell’atto medico al quale ci si sottopone, ma nelle esigenze di solidarietà sociale che si impongono alla collettività.

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