Rotice e il vizio delle fallacie. La pratica delle fallacie è utilizzata con l'obiettivo di ingannare l'interlocutore e il pubblico ed è molto
Rotice e il vizio delle fallacie.
La pratica delle fallacie è utilizzata con l’obiettivo di ingannare l’interlocutore e il pubblico ed è molto frequente nel dibattito politico. La più utilizzata è quella in cui un soggetto cerca di sostituire all’argomento x del suo interlocutore l’argomento y. Così facendo, la discussione si sposta su y e l’argomento x non viene affrontato.
Ciò è quanto avvenuto durante la trasmissione Fuori dal Coro, in relazione alla vicenda dell’abusivismo a Siponto, in cui mentre il conduttore Giordano cercava di ottenere una semplice risposta dal Sindaco Rotice (lei sapeva o non sapeva che…?), quest’ultimo tentava di deviare la domanda affermando che il problema risaliva al 2013. Giordano, di cui non siamo estimatori, non è semplicemente cascato nel noto gioco ancestrale.
Nulla di nuovo sotto al sole, le fallacie, infatti, sono rintracciabili già nei testi di Aristotele (Elenchi sofistici), recentemente ben spiegate nel libro di G. Carofiglio “Della Gentilezza e del Coraggio – Breviario di politica e di altre cose”.
Facendo immaginare situazioni ambigue e misteriose, il Sindaco Rotice voleva portare alla ribalta nazionale che all’ex assessora, così come ad altri, nei Polder di Siponto, era stata concessa la residenza nel lontano 2013 per immobili costruiti abusivamente, allorquando la nostra città era amministrata dal centro sinistra in cui la stessa ex assessora militava, e che addirittura a chi viveva in costruzioni abusive veniva richiesto il pagamento della Tari.
Tali dichiarazioni sono state rese qualche giorno dopo nel programma “Il Punto” di Antenna Sud, condotto da Manila Gorio, quest’ultima nota al Sindaco per aver presenziato ad alcuni suoi eventi durante la campagna elettorale del 2021, in cui il seme del sospetto veniva alimentato.
Prestandoci al gioco del Sindaco, vogliamo affrontare i temi a lui cari in questa vicenda, al solo fine di fargli comprendere ciò che in realtà dovrebbe già conoscere.
I quesiti posti dal Sindaco sono stati trattati e risolti da tempo dalla giurisprudenza (anche prima del 2013), la quale ha più volte affermato che, in assenza di un’ordinanza di demolizione, era possibile avere una residenza in un immobile costruito abusivamente. Così come è pacifico in giurisprudenza (anche prima dell’anno 2013), il principio secondo cui chi abita in un immobile costruito abusivamente è tenuto al pagamento della Tari.
Solo nel 2014, è stata introdotta una norma (art. 5, legge n. 80 del 23.05.2014, rubricato “Lotta all’occupazione abusiva di immobili”) che impedisce a chi occupa abusivamente un immobile di ottenere la residenza e l’allacciamento delle utenze. Tuttavia, ancora oggi si discute se tale norma si applichi solo ai casi di occupazione abusiva di un immobile (costruito con un valido titolo edilizio) oppure anche ai casi in cui l’immobile sia stato costruito abusivamente, dunque privo di titolo edilizio.
Ebbene, confidando di aver fornito al Sindaco le risposte che cercava e ritornando alla politica, è doveroso evidenziare che il tema dell’abusivismo, presente maggiormente nel Sud Italia, sicuramente alimentato dalle politiche di condono edilizio messe in campo dal centro destra negli anni di governo, meriterebbe un dibattito pubblico più complesso, perché comprende diversi fattori, tra cui quello sociale, culturale ed economico.
Infine, consigliamo al Sindaco di adoperarsi, pancia a terra, nella risoluzione delle problematiche presenti nella nostra città e di smetterla con il vizio delle fallacie, richiamando il fantasma del passato, di cui lui e tanti altri componenti della maggioranza risultavano esserne parte integrante, per nascondere l’incapacità della sua Amministrazione di risolvere finanche questioni di pronta soluzione.
La nostra comunità non può più aspettare, non c’è più tempo.
Molo 21


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