Agricoltore ucciso ad ‘Alma Dannata’, sfilano i testi della difesa (avv. Francesco Paolo Ferragonio) dinanzi alla Corte d'Assise di Foggia, dove è

Agricoltore ucciso ad ‘Alma Dannata’, sfilano i testi della difesa (avv. Francesco Paolo Ferragonio) dinanzi alla Corte d’Assise di Foggia, dove è in corso il processo a carico di Giuseppe Rendina, 45enne di Trinitapoli accusato dell’omicidio di Giuseppe Ciociola, agricoltore 59enne ucciso nel marzo 2022.Tre i testi convocati quest’oggi in aula: per il primo, stante conclamate fragilità, è stato disposto un ascolto ‘a porte chiuse’; a seguire è stato ascoltato – da remoto – il fratello di una ex compagna della vittima, con l’obiettivo di ricostruire e contestualizzare la ‘rete’ di rapporti affettivi e lavorativi, nonché di amicizia della vittima. Infine, è stato ascoltato un carabiniere, appartenente alla Compagnia di Manfredonia, che si è occupato delle intercettazioni telefoniche a carico dell’imputato.
Le corrispondenze nelle intercettazioni
Come è noto, Rendina è stato accusato (e condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo) anche del duplice omicidio di Gerardo e Pasquale Davide Cirillo, delitto per il quale è stato incriminato proprio a seguito di una intercettazione ordinata nell’ambito delle indagini sull’omicidio Ciociola (qui i dettagli)Per questo motivo, nei mesi scorsi, la difesa aveva avanzato per conto dell’indagato una istanza di ricusazione della Corte d’Assise di Foggia, in tutta la composizione, ma la richiesta è stata rigettata. Il processo proseguirà con la prossima udienza fissata a fine mese, per l’ascolto di altri testi della difesa.La tesi della Procura
Secondo la Procura (il fascicolo è recentemente passato al pm Alessio Marangelli), il movente del fatto di sangue sarebbe riconducibile a questioni economiche: nel 2021 l’agricoltore sarebbe risultato beneficiario di contributi pubblici destinati alle aziende in difficoltà per sanare le conseguenze della pandemia Covid-19, nonché di ulteriori somme derivanti da agevolazioni fiscali, per un totale di circa 500mila euro.Rendina avrebbe ricevuto dalla vittima un prestito pari a circa 60mila euro da impiegare in un progetto di investimento. Tuttavia, secondo l’impianto dell’accusa, a seguito delle pressanti richieste di restituzione della somma prestata e dell’impossibilità di farvi fronte, avrebbe deciso di sbarazzarsi del suo finanziatore. Nel procedimento si sono costituiti parte civile i figli della vittima – Stefano e Anna Maria Ciociola – attraverso l’avv. Francesco Le Noci. Rendina, lo ricordiamo, non ha mai confessato l’omicidio e, in fase di interrogatorio di garanzia, si è dichiarato innocente.Due omicidi, tre vittime e un unico ipotetico responsabile: doppio processo per Giuseppe Rendina
La ricostruzione dell’omicidio
Le indagini degli inquirenti si erano concentrate sul luogo del delitto, ovvero il terreno con annesso casolare tra i comuni di Manfredonia e Zapponeta, dove i carabinieri di Manfredonia erano intervenuti a seguito del ritrovamento del corpo senza vita del bracciante agricolo. Secondo gli investigatori, l’assassino avrebbe esploso un colpo di pistola alla nuca della vittima, che in quel momento era appoggiata sul banco di lavoro.



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