Cinquemila euro per ogni bambino nato alle donne residenti in Puglia: non passa l’emendamento

Il 2 Maggio  in consiglio regionale non è passato l'emendamento con primo firmatario il consigliere regionale Fabio Saverio Romito sottoscritto dal gr

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Il 2 Maggio  in consiglio regionale non è passato l’emendamento con primo firmatario il consigliere regionale Fabio Saverio Romito sottoscritto dal gruppo regionale della Lega formato dal capogruppo Conserva e dai consiglieri De Blasi e Splendido, sostenuto da tutto il centrodestra: “Ogni anno è come se la regione Puglia perdesse un comune di circa 20mila abitanti: è questo infatti il saldo negativo fra nuovi nati e deceduti”.

Di fronte ad un allarmante impoverimento demografico e rispetto alla responsabilità sociale di sovvertire il trend negativo, la Lega, in accordo con il centrodestra, aveva presentato un emendamento a sostegno della natalità, che andava nella direzione dalla delibera presentata dall’assessore Barone e poi ritirata, attraverso il quale si chiedeva un contributo di 5mila euro per le donne residenti in Puglia, per ogni bambino nato. “Solo chi è in malafede, infatti, finge di non conoscere le misure previste nella L.194 a sostegno delle donne in difficoltà economica. Abbiamo il merito di aver introdotto in Consiglio Regionale un tema fondamentale trattato fino ad oggi con superficialità e ipocrisia dalla maggioranza di centrosinistra”.

“È stato importante aprire in Consiglio regionale un dibattito sulla natalità e sul sostegno alle donne in gravidanza. Un confronto che va però slegato dal tema dell’aborto. Per attuare politiche efficaci per il contrasto alla denatalità bisogna monitorare i dati, per capire se effettivamente sia un problema legato alle fasce più povere della popolazione, o piuttosto non riguardi in misura maggiore il ceto medio”. Lo dichiara la consigliera del M5S Antonella Laricchia a margine della seduta del Consiglio regionale in cui si è aperto un ampio dibattito sul tema “In quel caso dare un contributo economico di 5mila euro, come proposto dal centrodestra, non porterebbe i risultati sperati. Il contributo economico andrebbe affiancato a un monitoraggio attento, in grado di dirci se è uno strumento valido o meno, e comunque da solo non basta. Sono necessari strumenti di sostegno alla donna, e dispiace doverlo ribadire ancora una volta, perchè vuol dire che in questi anni non si sono fatti passi avanti. Non è giusto che una donna sia ancora costretta a scegliere tra la maternità e la crescita professionale, perché manca il servizio pubblico necessario per supportare la famiglia, e purtroppo a pagarne le conseguenze è sempre la mamma. Questo è uno dei disincentivi a fare figli. Il contributo di 5000 euro si deve inquadrare in una politica più ampia di sostegno alla povertà, a cui nessuno può dire di no. Per mettere in atto politiche per la natalità serve un monitoraggio che ci aiuti a capire come intervenire in maniera strutturale”

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