Prencipe e Rotice ai ferri corti

AVEVANO cominciato a litigare sulle modalità di nomina degli scrutatori nelle 59 sezioni elettorali; e sono arrivati “a chi sei tu” e “chi sono io”. F

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AVEVANO cominciato a litigare sulle modalità di nomina degli scrutatori nelle 59 sezioni elettorali; e sono arrivati “a chi sei tu” e “chi sono io”. Fra lo schieramento che fa capo al candidato sindaco Gaetano Prencipe (Manfredonia civica, Molo 21, Est, Progetto popolare, dem) e quello che fa capo al candidato sindaco Gianni Rotice (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Io voto Gianni, Strada facendo, UDC) sono volati i fatidici stracci. Un battibecco degno di ben altra ribalta che non quella della campagna elettorale per un appuntamento vitale per il futuro di Manfredonia. Ma tant’è siamo a Manfredonia.
LA RETE civica, democratica e popolare di Prencipe, ha dunque affermato in un comunicato che «Gianni Rotice è il candidato della destra a Manfredonia. Punto». E spiega come «la coalizione che lo sostiene è contrabandata come novità, ma è una operazione civica servita a mascherare le difficoltà di sostenere un candidato sindaco noto alla città per le sue costanti e proficue relazioni con l’ultima Amministrazione comunale manfredoniana tant’è che l’ex sindaco lo nominò rappresentante del comune di Manfredonia nel Comitato di gestione dell’Autorità portuale» che «ha cercato prima il sostegno di Michele Emiliano e poi quello della coalizione democratica progressista di centrosinistra che lo ha rifiutato» e via dicendo.
NON SI è fatta attendere la replica di Rotice altrettanto velenosa. «Io rifiutato dal centrosinistra? Sono io che ho evitato quello schieramento verticistico fatto solo di apparente perbenismo e rinnovamento, quando invece trascinano dentro le vecchie logiche politico-partitiche con il riciclo di amici e parenti di chi ha portato questa città sull’orlo del baratro amministrativo, sociale ed economico». La nota prosegue accusando il centrosinistra di aver «sfruttato e svilito Manfredonia per oltre 25 anni ridotta ad un cumulo di macerie come dimostra la delibera commissariale n. 55 del 29.10.2021 che evidenzia la montagna di debiti che sommerge la città». E quindi l’affondo personale «un centrosinistra ripiegato su sé stesso costretto a scongelare last minute il loro già sindaco nel 1995 mandato a casa dalla stessa coalizione che ci ha riprovato nel 2014 perdendo le primarie, lo stesso candidato sindaco che spronava pubblicamente due mesi fa il centrosinistra a prendere atto della fine del peggiore ciclo da 25 anni». Respinge l’accusa di essere stato sodale con l’ex sindaco sciolto e incandidabile «non vi è e non vi è mai stato alcun rapporto di interlocuzione politica per questa tornata elettorale». Stessa negazione per il presidente della Regione Puglia.
UNA SERIE di mezze verità e mezze bugie ben note peraltro alla gente che nei vari commenti sui social dimostra di saperne molto di più. Un teatrino niente affatto incoraggiante e rassicurante di argomentazioni che si rincorrono e si intrecciano descrivendo in ogni caso un quadro di immaturità politica, di giochi di potere tutti da decifrare che lasciano sgomenti, che poco o nulla hanno a che fare con le problematiche gravi e ponderose che incombono minacciose sulla città ridotta allo stremo. E poi: non avevano sottoscritto con tanta pompa il “Manifesto contro le Parole O-Stili”? Dove è andato a finire? Una boutade elettoralistica anche quello?
Michele Apollonio
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "ELEZIONI COMUNALI"

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