Il Gruppo Eni è pronto ad investire nel campo delle energie rinnovabili nei suoi siti dismessi di tutta Italia. Tra questi c'è anche la zona adiacent
Il mare delle Isole Tremiti e del Gargano è il più inquinato dalla plastica. È quanto emerge dalla prima relazione stilata da Greenpeace Italia che con la sua campagna “Difendiamo il mare” sta solcando tutto l’Adriatico. E purtroppo la maggiore concentrazione di plastica è stata riscontrata all’altezza del Gargano e della Riserva Marina delle Isole Tremiti. “Ci siamo imbattuti in uno scenario chooccante con enormi quantità di rifiuti” racconta Giuseppe Ungherese, responsabile di Greenpeace Italia. A poche ore dall’entrata in vigore della direttiva europea che blocca la vendita di materiali in plastica monouso, la campagna “Difendiamo il mare” dell’associazione ambientalista lungo il mare Adriatico denuncia ancora una volta l’inquinamento dei nostri mari. “Abbiamo rilevato picchi di contaminazione nella zona della laguna di Lesina e Varano – prosegue Ungherese – proprio in questa area dell’Adriatico, dove, per via della corrente marina caratterizzata da un grande vortice in senso antiorario dai Balcani verso l’Italia, l’inquinamento da plastica è particolarmente rilevante”. Greenpeace ha documentato la presenza di rifiuti in plastica al largo delle Isole Tremiti, dove l’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici rischia di compromettere un ambiente marino unico e ricco di biodiversità. Durante la sua navigazione al largo dell’arcipelago, la spedizione di Greenpeace si è imbattuta in chiazze di materiale organico e rifiuti in plastica, come cassette in polistirolo, bottiglie, buste, sacchetti, guanti monouso e reti tubolari usate per l’allevamento delle cozze, a dimostrazione del fatto che l’inquinamento da plastica non ha confini e raggiunge anche un’area protetta come le Isole Tremiti.

Il Gruppo Eni è pronto ad investire nel campo delle energie rinnovabili nei suoi siti dismessi di tutta Italia. Tra questi c’è anche la zona adiacente l’ex petrolchimico di Macchia di Monte S. Angelo, l’area dove doveva essere costruita la centrale termoelettrica, circa 40 ettari dove Eni ha intenzione di sviluppare diversi progetti relativi all’energia pulita. Un piano dell’Eni per le energie rinnovabili fatte in casa. Tra Italia e estero un primo passo da 420 megawatt in pannelli solari che piazzerebbe il Cane a sei zampe tra i primi tre produttori fotovoltaici italiani e tra i primi dieci in Europa. Un modo per valorizzare la presenza del gruppo petrolifero in zone del pianeta come Africa ed Asia, o in aree italiane dismesse, dove l’Eni ha concluso costose (e miliardarie) operazioni di bonifica, e che non potrebbero essere utilizzate in altro modo.
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