Ma perché SIN di Manfredonia? L’interrogativo l’hanno posto non pochi concittadini in “tornanza” a Manfredonia, come ha definito il fotografo Leo Gu

Ma perché SIN di Manfredonia? L’interrogativo l’hanno posto non pochi concittadini in “tornanza” a Manfredonia, come ha definito il fotografo Leo Guerra quei manfredoniani emigrati e tornati in patria sia pure per brevi ferie, raccolti nella mostra “Ritratti del tempo”
Già, perché SIN di Manfredonia quando sul suo territorio non ci sono mai state – è la riflessione avanzata – attività industriali che giustificassero quell’acronimo di “Sito di interesse Nazionale” attribuito ai siti inquinati conseguenti appunto ad attività industriali?
Una domanda semplice per una riflessione elementare, rimaste senza risposta, ma sulle quali – è la considerazione corrente – è stata creata ad arte per Manfredonia, e constatiamo ingiustificatamente, tutta una serie di incubi e paure e allarmi incredibili. Una pessima propaganda di Manfredonia che a quanto pare persiste in qualche frangia locale. E che non trova alcun riscontro con la realtà che in questo mezzo secolo è progredita tranquillamente, come è facile e normale constatare anche da chi, e sono tanti, arriva da fuori.
Manfredonia ha proceduto sulla propria strada protesa verso uno sviluppo che ha come ingredienti essenziali la salubrità dell’aria, la limpidezza del mare, la bellezza ambientale e culturale, l’appeal turistico.
Tutti elementi che sostengono una quotidianità del tutto normale e serena nella quale si immerge volentieri tantissima gente, i turisti, provenienti da ogni dove, anche dall’estero. Una realtà gratificante – si evidenzia da quanti il territorio lo vivono quotidianamente – progredita alimentata con manifestazioni ed eventi di forte richiamo che danno di Manfredonia una tangibile dimostrazione dell’attraente città che è.
L’ultimo evento, in ordine di tempo, è di alcuni giorni fa, quando su queste spone sono arrivati le giovani promesse della vela di tutta Italia per gareggiare nelle acque del golfo. Una presentazione del territorio “dal vivo”, per quello che è.
Una realtà paradisiaca? Non si arriva a tanto: ma una realtà con i piedi per terra, come tante altre nel bene e nel male, nella quale i problemi ci sono ma sono di ben altra natura. A cominciare da quella mancanza di lavoro – si lamenta – che ha radici in quello scellerato movimento che non ha saputo discernere tra una attività che andava fermata, e il responsabile industriale che avrebbe dovuto e potuto, mutatis mutandis, assicurare un avvenire sociale e economico proteso allo sviluppo.
Ma allora perché SIN di Manfredonia?
Il sito SIN cosiddetto di Manfredonia, comprende un’area di circa 216 ettari a terra e 860 ettari a mare. Così distribuiti, come la mappa allegata ben chiarisce: per la maggior parte, 216 ettari, ricade nel territorio di Monte Sant’Angelo; mentre una quota minore, circa 82.700 metri quadri (8,27 ettari) ricade nel comune di Manfredonia.
Si tratta delle discariche di rifiuti solidi urbani Pariti 1, Pariti 2, Conte di Troia, avviate negli Anni 80 dal Comune di Manfredonia, utilizzando vecchie cave di calcarenite dismesse e site a circa sei chilometri a sud-ovest da Manfredonia, a monte dalla statale 89 per Foggia. Furono inserite nel piano di bonifica Enichem per poter essere messe in sicurezza, operazione che mai il Comune sarebbe stato in grado di eseguire.
Tutto il grande polo petrolchimico e fertilizzanti Anic poi Enichem, poi Syndial e poi ancora altro, fino alla sua demolizione, è concentrato nel territorio di Monte Sant’Angelo, in particolare nell’area di Macchia, piana ubertosa di oliveti.
Su quell’area completamente trasformata – si segnala – sono oggi funzionanti diciotto aziende che danno lavoro a circa 400 lavoratori, la maggiore delle quali è la vetreria multinazionale turca Sisecam, succeduta alla Sangalli.
Ma allora perché SIN di Manfredonia? Per una banale comodità operativa del nascente insediamento industriale. Un equivoco in termini che per qualche verso ha fatto comodo.
Il comune di Monte Sant’Angelo si trova a 900 metri sul Gargano: nei primi tempi di costruzione dell’insediamento, quando era scritto “Anic di Monte Sant’Angelo”, i Tir salivano sul Gargano per raggiungere Monte Sant’Angelo e chiedevano dov’è la fabbrica. Con quali reazioni alla risposta è facile immaginare. Fu così che si optò per il riferimento a Manfredonia, cittadina di circa quarantamila abitanti, adagiata sulle rive del golfo, facilmente raggiungibile.
Manfredonia si assunse l’onere della rappresentanza di uno stabilimento cui si guardava con grande oggettivo interesse. E mentre tutti i benefici, dai cospicui proventi tributari alle assunzioni di manodopera, allora come in seguito, sono andati a Monte sant’Angelo, Manfredonia è rimasta fuori da ogni e qualsiasi attività operativa e decisionale.
Per la sua funzione di anticamera organizzativa Manfredonia è stata destinataria di benefit strutturali, come collegamenti stradali, un nuovo porto, l’allaccio alla condotta di acqua potabile, acquisizione di beni e servizi. Un supporto logistico sostanziale che ha prodotto una notevole circolazione di risorse. Ma nessuna compromissione industriale.
Cosicché quando al Ministero, all’indomani dell’incidente avvenuto nello stabilimento Eni di Macchia di Monte Sant’Angelo, dov’è piazzare sulla mappa nazionale dei SIN, il bollino nero identificativo, è stato ovvio, ma non certo razionale, posarlo su Manfredonia. Fu così che la città del mare votata al turismo, si ritrovò bollata di una etichetta che non le appartiene.
Né i responsabili del governo cittadino, susseguitisi da allora fino ad oggi a Palazzo San Domenico, né tanto meno la politica di sinistra e di destra, di maggioranza e opposizione, hanno mai pensato a fare giustizia e verità di un evidente e penalizzante falso storico sul quale è stato imbastito tutto un movimento che non ha niente a che fare con la realtà che Manfredonia ha sviluppato e che va da sé.
È il Comune di Monte Santangelo deputato a prendere decisioni: il Comune di Manfredonia non ha alcuna voce in capitolo: può fare solo da spettatore, come lo ha fatto per questi cinquant’anni. «Macchia è territorio di Monte Sant’Angelo e decide il Comune di Monte Sant’Angelo» ha sancito più volte giustamente il sindaco di Monte Sant’Angelo.
Le annuali manifestazioni rievocative andavano fatte a Monte Sant’Angelo.
Michele Apollonio


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