10 AGOSTO 1258: MANFREDI DIVENTA RE, L’INIZIO DI UNA GRANDE STORIA D’AMORE E DI UN DESTINO TRAGICO

Era il 10 agosto del 1258 quando, nel Duomo di Palermo, Manfredi di Svevia venne incoronato re di Sicilia. Aveva appena 26 anni e sulle sue giovan

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Era il 10 agosto del 1258 quando, nel Duomo di Palermo, Manfredi di Svevia venne incoronato re di Sicilia. Aveva appena 26 anni e sulle sue giovani spalle gravava un’eredità enorme: quella di Federico II, lo Stupor Mundi, suo padre, e di una delle dinastie più potenti e affascinanti del Medioevo.
Quel giorno segnò l’inizio del momento più luminoso della sua vita, ma anche, inconsapevolmente, della parabola che pochi anni dopo lo avrebbe condotto alla morte.
Manfredi era giovane, colto, valoroso. Durante il suo regno promosse opere pubbliche, rilanciò la vita culturale della corte, richiamando attorno a sé scienziati, artisti, poeti e cantori, e rivolse una particolare attenzione a Siponto, che in quegli anni viveva una fase di profonda difficoltà.
Fu proprio lui a decidere di fondare, accanto all’antico centro sipontino, una nuova città: Manfredonia.
Ma negli anni del suo regno Manfredi conobbe anche un altro destino, forse ancora più forte di quello politico: l’amore.
Nell’estate del 1259 arrivò al porto di Trani Elena di Comnena, conosciuta anche come Elena degli Angeli, figlia del despota d’Epiro. Era giovanissima, non aveva ancora diciassette anni.
Manfredi era da poco rimasto vedovo di Beatrice di Savoia e quel nuovo matrimonio era stato pensato soprattutto per ragioni politiche. Elena portava con sé una dote preziosissima, che comprendeva territori strategici come Corfù e Durazzo.
Insomma, sulla carta sembrava uno di quei matrimoni decisi dalla politica e dai confini, non dal cuore. E invece accadde qualcosa.
Quando la giovanissima Elena si affacciò dalla galea e il suo sguardo incrociò quello di Manfredi, tra i due scattò immediatamente qualcosa di intenso. Lui, che pure era abituato alla corte, agli intrighi, alle alleanze e ai calcoli del potere, davanti a quella ragazza mise da parte ogni formalità.
Le cronache raccontano che, quando Elena scese dalla nave, Manfredi la abbracciò forte e la baciò.
Un gesto semplice, ma rivoluzionario per l’etichetta di una corte medievale. E così, quello che doveva essere un matrimonio di convenienza divenne una vera storia d’amore.
Se la loro storia fosse un film, come sottofondo musicale più che una marcia nuziale ci vedrei bene “Amore disperato” di Nada. Per quell’“angelo caduto dal cielo” che aveva incontrato “un ragazzo gentile” iniziò una storia d’amore intensa, appassionata, quasi troppo bella per poter durare a lungo.
E a me piace immaginare proprio quel momento: il porto, la nave appena arrivata, il brusio della gente, il giovane re che vede per la prima volta la sua futura sposa e per un istante dimentica il Regno, la politica, le guerre, le alleanze. Vede solo lei.
Dal loro matrimonio nacquero cinque figli e per alcuni anni Manfredi ed Elena vissero una stagione felice, tra la corte, i castelli e le città del Regno.
Ma quella felicità durò pochissimo.
Nel 1266, nella battaglia di Benevento, Manfredi affrontò l’esercito di Carlo d’Angiò. Abbandonato da una parte dei suoi uomini, combatté fino alla fine e morì sul campo con disperato valore. Con la sua morte crollò un regno, ma soprattutto si spezzò una famiglia.
Per Elena iniziò allora un calvario ancora più doloroso.
Appresa la notizia della morte del marito, tentò di fuggire con i figli. Da Lucera si diresse verso Manfredonia, sperando di riuscire a imbarcarsi e raggiungere la propria famiglia in Epiro. Ma non riuscì a partire.
Cercò allora rifugio a Trani, confidando nell’aiuto di persone che riteneva amiche. Fu invece tradita e consegnata a Carlo d’Angiò.
I figli le furono strappati.
Elena venne imprigionata prima nel castello di Trani e poi, per una crudele ironia del destino, nel castello di Lagopesole, proprio il luogo in cui con Manfredi e con la loro famiglia aveva trascorso alcuni dei giorni più felici.
Le stesse mura che avevano custodito la loro felicità divennero quelle della sua prigionia.
Il dolore, la solitudine e l’angoscia la consumarono. Morì giovanissima, senza aver ancora compiuto trent’anni.
E qui la storia lascia spazio alla leggenda.
Sulle note di un amore disperato, nei pressi della rocca di Lagopesole qualcuno racconta ancora di udire, nel silenzio della sera, il rumore degli zoccoli di un cavallo al galoppo. E dall’interno del castello, quasi come un’eco sospesa tra storia e leggenda, sembrerebbe levarsi il grido straziante di una donna vestita di bianco.
Come se Elena e Manfredi fossero ancora lì, separati dal tempo ma incapaci di smettere di cercarsi.
E in fondo, per raccontare una storia così, forse bastano davvero poche parole: “Lei ballerà tra le stelle accese… e scoprirà, scoprirà l’amore. L’amore disperato…”
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura

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