L’adeguamento del Piano regolatore di Manfredonia (PRG) al vigente Piano paesaggistico territoriale pugliese (PPTR) costituisce un passaggio fonda

L’adeguamento del Piano regolatore di Manfredonia (PRG) al vigente Piano paesaggistico territoriale pugliese (PPTR) costituisce un passaggio fondamentale per il futuro assetto urbanistico delle città. Un provvedimento che avrebbe dovuto essere adottato diversi anni fa (la Regione lo ha approvato nel 2015): una inadempienza che avrebbe evitato tanti scempi urbanistici e forse non solo. «Non un semplice recepimento di vincoli paesaggistici, ma l’occasione per rileggere le opportune trasformazioni urbane alla luce dei progetti territoriali del Piano paesaggistico» ha spiegato l’assessore alla rigenerazione e pianificazione urbana Giovanni Mansueto, introducendo il convegno sulla presentazione del nuovo piano paesaggistico redatto dall’architetto Matteo Clemente, docente di architettura del paesaggio presso l’Università della Tuscia, già assessore alla pianificazione urbana al Comune di Manfredonia.
– Professore Clemente l’adeguamento del PRG al PPTR cosa comporterà per Manfredonia?
«La sfida è quella di trasformare il PPTR da adempimento tecnico a strumento operativo per ricomporre il rapporto tra città, campagna e mare. In questa prospettiva, l’adeguamento del PRG può diventare l’occasione per superare alcune rigidità del piano vigente e costruire una nuova visione del territorio, più attenta al risparmio di suolo, alla riconoscibilità dei paesaggi locali e alla qualità delle trasformazioni future»
– Quale è il principio innovatore del PPTR?
«Il PPTR pugliese propone infatti una visione del paesaggio come struttura portante del territorio, capace di orientare le scelte urbanistiche attraverso temi quali la rete ecologica, la mobilità lenta, i paesaggi costieri e il cosiddetto “Patto città-campagna”. Nel caso di Manfredonia, questi indirizzi sono stati calati in una realtà particolarmente complessa, dove convivono il fronte mare urbano, il porto, il margine della città consolidata, il paesaggio rurale, i valloni, le aree periurbane e il sistema agricolo»
– Tema di grande attenzione e di animate polemiche il waterfront, il cosiddetto fronte mare, cosa prevede il PPTR?
«Le previsioni del PPTR sui territori costieri introducono un quadro di tutela molto rigoroso, che limita fortemente le nuove edificazioni. La variante prova a ricondurre questa disciplina a un disegno urbano più articolato, capace di preservare la permeabilità visiva e fisica tra città e mare, garantire connessioni pubbliche e concentrare eventuali trasformazioni solo in ambiti già compromessi o posti alle spalle di margini edificati esistenti».
– Ovverosia…
«La variante del waterfront non punta a occupare indistintamente il fronte mare, ma a costruire una mediazione tra tutela paesaggistica e riqualificazione urbana. La possibilità di individuare aree di concentrazione edificatoria, mantenendo ampie superfici libere, spazi verdi e continuità di accesso verso il mare, rappresenta il tentativo di superare le rigidità del vecchio PRG e di dare forma a un fronte urbano più permeabile, accessibile e riconoscibile»
– Altro tema di fondo il consumo del suolo…
«Occorre correggere il rapporto tra le previsioni del vecchio PRG (l’ipotesi era una città per 80mila abitanti, ndr) e la forma reale della città. Alcune previsioni insediative, in particolare relative ai comparti CA, avrebbero potuto determinare nuove espansioni in aree periurbane e rurali, con il rischio di consumare ulteriore suolo agricolo e rendere meno leggibile il margine tra città e campagna. Da qui nasce l’esigenza di aggiornare quelle previsioni, non in termini di semplice riduzione quantitativa, ma attraverso una diversa strategia di localizzazione e ricomposizione urbana»
– La nuova variante urbanistica cosa prevede?
«L’obiettivo è quello di evitare nuove espansioni disperse e riducendo il consumo di suolo. In questa prospettiva, la variante urbanistica prevede di riconsiderare alcuni comparti CA più esterni o problematici, in particolare CA6, CA7 e CA8, trasferendo le relative previsioni verso comparti già individuati e più prossimi alla città, come CA3, CA10 e CA11, in modo tale da concentrare le trasformazioni in ambiti più coerenti con la struttura urbana, liberando o alleggerendo aree maggiormente esposte dal punto di vista paesaggistico e rurale»
– Quale potrebbe essere il risparmio di suolo?
«Le previsioni dei comparti CA coinvolgevano complessivamente oltre 1 milione di metri quadrati, a cui si aggiungevano circa 483.000 mq di aree aggregate. La proposta di variante lavora invece su una riduzione degli ambiti interessati, passando da circa 934.500 mq di ambiti di origine a circa 605.300 mq di ambiti di possibile destinazione, con un evidente risparmio di suolo»
– Le periferie verrebbero ridisegnate…
«Questa impostazione consente di affrontare il tema della crescita urbana non come semplice aggiunta di volumetrie, ma come occasione per ridisegnare il margine tra città e campagna, le periferie appunto. Il paesaggio rurale, i valloni, le aree agricole e gli elementi identitari del territorio, come il sistema del ficodindieto, possono così diventare parte di una nuova strategia di mitigazione, connessione ecologica e qualificazione dello spazio periurbano»
La nuova pianificazione si annuncia come una occasione per aggiornare l’assetto vigente e orientare le trasformazioni future verso una maggiore qualità paesaggistica e urbana più al passo dei tempi.
Michele Apollonio

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