Comprendere dove e come nascono i terremoti che interessano il tratto di mare al largo del Gargano. È questo l’obiettivo della campagna di geologi

Comprendere dove e come nascono i terremoti che interessano il tratto di mare al largo del Gargano. È questo l’obiettivo della campagna di geologia marina Safe-26, conclusasi a maggio e dedicata allo studio delle strutture tettoniche attive e potenzialmente sismogeniche dell’Adriatico centro-meridionale.L’area è tradizionalmente considerata relativamente stabile dal punto di vista geodinamico, ma negli ultimi anni è stata interessata da eventi sismici significativi che hanno riacceso l’attenzione della comunità scientifica.A bordo della nave oceanografica Gaia Blu del Cnr, i ricercatori dell’Università di Bari hanno effettuato una vera e propria “ecografia” del sottosuolo marino per individuare eventuali strutture potenzialmente pericolose, come faglie e frane sottomarine, ma anche risorse geologiche quali mineralizzazioni, fluidi e gas.I dati raccolti contribuiranno a ricostruire l’evoluzione strutturale dell’Appennino centro-meridionale e dell’Avampaese Apulo, fornendo nuovi elementi per comprendere il rapporto tra tettonica e sismicità nell’Adriatico.Tra il 2024 e il 2025, infatti, l’area di Lesina Marina è stata interessata da un cluster sismico offshore la cui origine non è stata ancora chiarita. La campagna Safe-26 nasce proprio per colmare questa lacuna conoscitiva, migliorare la stima della pericolosità sismica e affinare le strategie di mitigazione del rischio lungo le coste.Tra gli elementi più innovativi del progetto figura l’impiego di una sorgente sismica elettroacustica di nuova generazione, acquisita nell’ambito del programma Pnrr GeoSciences IR, infrastruttura di ricerca strategica di cui l’Università di Bari è partner. Il progetto, coordinato dall’Ateneo barese, è stato guidato dal professor Vincenzo Festa del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, con il contributo di Luca Gasperini dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Bologna e di Francesco De Giosa, project manager di Environmental Surveys (Ensu), spin-off dell’Università di Bari.Professor Festa, cosa potrebbe causare i fenomeni sismici nell’area del Gargano?
«L’ipotesi su cui stiamo lavorando è che una parte della recente sismicità offshore e nearshore, compresa quella registrata nell’area di Lesina Marina, sia legata a sistemi di faglie attive localizzate nell’Adriatico. Queste strutture potrebbero essere geneticamente connesse a faglie già mappate sulla terraferma. Riteniamo possibile la presenza di faglie profonde non ancora individuate o comunque non studiate in modo approfondito. L’obiettivo della campagna è proprio verificare questa ipotesi, migliorando la conoscenza della loro ubicazione, geometria e dinamica».Si tratta di un’area mai esplorata prima?«Non possiamo definirla inesplorata, ma certamente necessita di indagini più approfondite e dettagliate. Esistono dati geofisici raccolti in passato, generalmente a una risoluzione inferiore o con finalità diverse rispetto a quelle della nostra ricerca. Safe-26 rappresenta un significativo passo avanti perché utilizza tecnologie di ultima generazione in grado di fornire immagini molto più dettagliate del sottosuolo marino. Si tratta inoltre di una delle prime campagne sistematiche condotte nell’Adriatico pugliese con un focus specifico sulle strutture sismogeniche».


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