Il Gal Meridaunia ha avviato un piano di studio per istituire un parco naturale regionale nell'area dei Monti Dauni, nel foggiano. L'iniziativa co

Il Gal Meridaunia ha avviato un piano di studio per istituire un parco naturale regionale nell’area dei Monti Dauni, nel foggiano. L’iniziativa coinvolge 29 comuni della Puglia per un totale di 55.491 abitanti su una superficie di quasi 1.947 chilometri quadrati. A sostenerla pubblicamente, con un documento diffuso il 17 maggio 2026, sono Legambiente circolo ‘Gaia’ di Foggia e l’associazione Arci ‘Maria Schinaia’ di Foggia.
Un territorio ricco ma fragile
Il territorio interessato si estende lungo la dorsale appenninica e comprende il monte Cornacchia (1.151 metri), borghi storici d’alta quota come Faeto e Monteleone di Puglia, oltre 500 beni culturali tra chiese, castelli e musei. Presente anche un patrimonio linguistico raro: le minoranze arbëreshë e francoprovenzale.Dal punto di vista naturalistico, l’area ospita boschi di quercia e cerro, fauna protetta come il lupo e il falco, sorgenti, corridoi ecologici e vallate fluviali. Rientrano nel perimetro siti di interesse comunitario (SIC/ZSC), zone di protezione speciale (ZPS) e l’area IBA-126 “Monti della Daunia”.Nonostante questo patrimonio, il territorio affronta sfide serie: spopolamento, abbandono dei terreni, dissesto idrogeologico, perdita di servizi essenziali e pressione crescente da parte di impianti energetici non pianificati.
Il quadro normativo
L’istituzione del parco si fonderebbe su tre riferimenti normativi: la legge quadro nazionale sulle aree protette del 6 dicembre 1991 (n. 394), la legge regionale pugliese del 24 luglio 1997 (n. 19) sulle aree naturali protette e la delibera di giunta regionale del 3 agosto 2007 (n. 1366), atto di indirizzo per l’attuazione della stessa legge regionale.
Non un vincolo, ma un patto territoriale
Nel documento, le due associazioni insistono su un punto: il parco non deve essere percepito come un limite, ma come uno strumento di sviluppo. “Un Parco significa lavoro, nuove economie verdi, opportunità per i giovani con borse di rientro, coworking rurali, scuole del Parco dedicate a biodiversità, turismo, energia, agricoltura.”Tra le opportunità elencate: il turismo lento, i cammini e il cicloturismo; l’agricoltura sostenibile con filiere corte e produzioni tipiche; la gestione forestale e la prevenzione del dissesto; la nascita di comunità energetiche rinnovabili nei borghi; l’accesso a fondi europei come LIFE, FEASR, Interreg e FSC.Il modello proposto è quello di un “patto territoriale” basato su partecipazione attiva di agricoltori, imprese, scuole e associazioni, con forum permanenti e tavoli tematici.
I benefici attesi
Sul piano ambientale, il parco consentirebbe la protezione di boschi, corsi d’acqua e habitat prioritari, il contrasto alla frammentazione ecologica, una migliore gestione delle acque e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico attraverso l’assorbimento di CO2.Sul piano economico e sociale, si prevede la creazione di nuova occupazione nei settori dell’agricoltura sostenibile, del turismo e della gestione ambientale, pagamenti per servizi ecosistemici agli agricoltori, progetti di rimboschimento e rinaturalizzazione, valorizzazione delle identità locali e delle minoranze linguistiche, e un miglioramento complessivo della qualità della vita nei borghi.Legambiente e Arci concludono con un appello diretto: “Il Parco dei Monti Dauni non è un sogno, è una necessità. E questo è il momento di realizzarlo.”

COMMENTI