Il fuoco devasta la Capitanata, 33 incendi al giorno dall’inizio di giugno: “La mano dell’uomo ha giocato un ruolo determinante”

Preoccupazione e indignazione. Sono i due sentimenti generati dalla scia di incendi che hanno colpito gravemente la provincia di Foggia nelle ulti

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Preoccupazione e indignazione. Sono i due sentimenti generati dalla scia di incendi che hanno colpito gravemente la provincia di Foggia nelle ultime settimane. Dall’inizio di giugno al 15 luglio, si sono registrati 979 incendi, con una media di 33 al giorno. Dato in costante aggiornamento, se si considerano gli ultimi gravissimi episodi registrati a San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e, soprattutto, all’interno dell’Oasi Lago Salso, dove sono andati persi oltre 800 ettari di vegetazione, compromettendo habitat di specie protette come fenicotteri, cicogne, testuggini e lontre.Come rivela l’Arci ‘Maria Schinaia’ di Foggia, rispetto allo scorso anno gli incendi sono aumentati del 20%: “Questa catastrofe ha causato danni irreparabili alla biodiversità e alla stabilità idrogeologica del territorio. Piante secolari e fauna selvatica sono state annientate, con conseguente aumento del rischio di erosione e alluvioni. Gli incendi hanno inoltre aggravato la qualità dell’aria e il rilascio di gas serra, contribuendo ai cambiamenti climatici e alterando il ciclo del carbonio. Il fumo prodotto contiene una miscela di sostanze tossiche (PM2.5, monossido di carbonio, IPA, diossine, metalli pesanti, ecc.), con gravi ripercussioni sulla salute pubblica”.

Molti incendi non sono frutto del caso: “La mano dell’uomo ha giocato un ruolo determinante, sia per negligenza che per dolo. Spesso il fuoco è utilizzato per liberare aree da destinare all’edilizia, al bracconaggio, all’ampliamento di terreni agricoli o al pascolo. In alcuni casi, è strumento di ritorsione verso privati e la Pubblica Amministrazione, o volto a colpire zone turistiche. Ma sono presenti anche criticità strutturali quali le attuali condizioni climatiche, l’abbandono delle aree montane e agricole, l’aumento della superficie boscata e la mancata applicazione della Legge 353/2000 sul catasto delle aree percorse dal fuoco, che rendono insufficiente l’intervento emergenziale”.

A ciò si aggiungono carenze nella prevenzione e gestione dell’emergenza, nonostante il prezioso impegno dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e dei volontari. Secondo il presidente del circo Arci ‘Maria Schinaia’, per affrontare il fenomeno, è fondamentale coinvolgere attivamente le comunità locali e le associazioni di volontariato, responsabilizzare i proprietari dei terreni nella gestione della vegetazione, favorire il ripristino ecologico delle aree percorse dal fuoco, rafforzare la presenza dello Stato, le sanzioni, i divieti di pascolo e caccia per 10 anni su tutte le superfici interessate, investire nella prevenzione, con pulizia dei sottoboschi e creazione di fasce tagliafuoco, potenziare i mezzi antincendio e il personale addetto e intensificare le indagini e i controlli per individuare e punire i responsabili.

“La nostra provincia, già colpita dai cambiamenti climatici e da decenni di sfruttamento del territorio, non può sopportare ulteriori ferite. È tempo di agire con determinazione per proteggere il nostro patrimonio naturale. Invitiamo cittadini, istituzioni e forze dell’ordine a fare squadra. La difesa dell’ambiente – conclude Soldo – è una responsabilità collettiva: non possiamo permettere che la nostra terra venga cancellata dalle fiamme e dall’indifferenza”.

 

 

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