L’Affondamento del Piroscafo Peppinella

Manfredonia - Per certi versi, la drammatica fine del mercantile Peppinella riporta alla mente il tragico destino dell'Andrea Doria, il maestoso t

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Manfredonia – Per certi versi, la drammatica fine del mercantile Peppinella riporta alla mente il tragico destino dell’Andrea Doria, il maestoso transatlantico affondato il 26 luglio 1956 dopo la collisione con lo Stockholm. A meno di due anni da quell’evento, un’altra tragedia colpì la marineria italiana nel Canale della Manica.
Il mercantile Peppinella, con una stazza complessiva di circa 1.550 tonnellate, era stato varato nell’aprile del 1928 e iscritto al Compartimento Marittimo di Manfredonia, sulla costa garganica in provincia di Foggia. La nave era salpata per il suo viaggio inaugurale sotto il comando di Giuseppe Martinovick, triestino di nascita. Per i manfredoniani, la Peppinella rappresentava un simbolo di speranza per il rilancio dell’industria e del commercio marittimo, come la prima di una serie di navi destinate a potenziare la flotta mercantile.
La Tragica Collisione
Il mercantile Peppinella non fece mai ritorno a Manfredonia. Al largo delle coste inglesi, avvolto in una fitta nebbia, attorno alle 04:30 del mattino del 22 marzo 1958, un violento scossone svegliò l’equipaggio. Il cargo norvegese Sunoak, di oltre 12.000 tonnellate di stazza, aveva speronato la più piccola nave italiana, aprendo un’ampia falla a prua. Tonnelate d’acqua si riversarono allagando rapidamente i compartimenti.
“Erano le 4,30 e stavo preparando il caffè – ricorda Paolo D’Angelo, 78 anni all’epoca della testimonianza – quando fui sbalzato da un violento scossone. Ci rendemmo subito conto di quello che era successo dall’inclinazione che la nave assunse e dell’acqua che invadeva velocemente la nave.”
La Peppinella era condannata. Dopo essersi inclinata paurosamente su un fianco, il Comandante Martinovick riuscì a mettere in salvo l’intero equipaggio, composto da diciotto uomini. Ma Martinovick, definito un “vecchio lupo di mare” dalla Domenica del Corriere, rimase a bordo della sua nave fino alla fine, inabissandosi con essa.
L’Eroe Silenzioso
Domenico Palumbo, all’epoca mozzo a bordo della Peppinella, ricordò così la drammatica notte:
“Vidi la prua di una grande nave infilata nella prora della nostra nave. Pensai che per tutti noi era finita. Ci riunimmo tutti a poppa col comandante che quasi ci ordinò di gettarci in mare quando il battello era ormai per metà sommerso. Lui rimase a bordo e scomparve con la sua nave.”
La piccola nave affondò in soli sette minuti, portando con sé il suo comandante, marinaio d’altri tempi, il prezioso carico di minerale di ferro e, con essi, le speranze di rilancio della città di Manfredonia.
L’Equipaggio Salvato
I diciotto uomini dell’equipaggio, sedici dei quali erano originari di Manfredonia, si salvarono:
Manfredonia:
Ufficiali/Macchinisti: Luigi Castriotta (1° ufficiale), Vincenzo Messina (capo macchinista), Francesco Guglielmi (1° macchinista), Salvatore Ricucci (3° macchinista).
Marinai: Leonardo Paladino, Antonio Guerra, Pasquale Bottalico, Antonio Brigida.
Fuochisti: Francesco Ciuffreda, Antonio Bordo, Giuseppe Di Lorenzo.
Giovani/Mozzi/Cuoco: Paolo D’Angelo (cuoco), Matteo Iaccarino, Matteo Conoscitore, Matteo Esposto (giovani), Domenico Palumbo (mozzo).
Altri: Luigi Formisano (2° ufficiale) di Torre del Greco, Angelo Di Pinto (2° macchinista) di Noicattaro.
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