Carceri, Gatta (FI): “Servono più figure di supporto per garantire il diritto alla riabilitazione”

Rafforzare il ruolo della funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione, potenziando l’organico degli educatori penit

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Giandiego Gatta

Rafforzare il ruolo della funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione, potenziando l’organico degli educatori penitenziari. È questo il contenuto dell’interrogazione a risposta scritta presentata dall’onorevole Giandiego Gatta (Forza Italia), che ha riportato l’attenzione sulla carente presenza dei funzionari giuridico-pedagogici (FGP) all’interno delle carceri italiane.

Il deputato pugliese ha sottolineato, in un post accompagnato dal testo dell’interrogazione, come questi professionisti siano essenziali nel guidare e sostenere i detenuti in un percorso di recupero personale e reinserimento sociale: “Gli educatori svolgono un ruolo cruciale nella riabilitazione e nella reintegrazione dei condannati, offrendo supporto e strumenti per affrontare il ritorno alla società”.
Un organico sottodimensionato: un FGP ogni 65 detenuti

Nel testo dell’interrogazione, Gatta evidenzia che ad oggi la proporzione è di un solo FGP ogni 65 detenuti, numeri che non permettono un’adeguata presa in carico del percorso rieducativo di ogni singola persona. “Le conseguenze della carenza sono molteplici e gravi – ha detto – dalla difficoltà di accedere ai programmi formativi al maggiore rischio di recidiva”.

Concorso ancora in corso: “Proseguire con gli scorrimenti”

Il deputato forzista richiama anche il concorso bandito nel 2022, che ha visto l’inserimento già di alcune centinaia di unità, ma la cui graduatoria non è stata ancora esaurita. Gatta chiede quindi al ministro della Giustizia se intenda procedere con nuovi scorrimenti e con l’aumento stabile della dotazione organica, per assicurare la piena effettività della funzione costituzionale della pena come strumento di risocializzazione

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“L’articolo 27 non può restare sulla carta”

“Il principio della rieducazione della pena non può essere un’utopia – ha concluso Gatta – ma un impegno concreto da parte dello Stato. È indispensabile un investimento serio in risorse umane qualificate, perché senza educatori la riabilitazione rischia di diventare solo un enunciato”. Un messaggio chiaro, rivolto a Governo e Parlamento, per riportare al centro del dibattito il valore civile della giustizia penitenziaria.

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