Morti sul lavoro, 823 vittime in nove mesi: Puglia in zona arancione

Ottocentoventitré morti sul lavoro in Italia nei primi nove mesi del 2026, 39 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il bilanci

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Ottocentoventitré morti sul lavoro in Italia nei primi nove mesi del 2026, 39 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il bilancio registra un incremento del 5%, con una crescita particolarmente preoccupante tra le lavoratrici e i cittadini stranieri. La Puglia si colloca in zona arancione nella classificazione del rischio, mentre quattro regioni meridionali occupano la fascia più critica.È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborata sui dati aggiornati al 30 settembre 2026.Dei decessi complessivi, 595 sono avvenuti in occasione di lavoro, con un aumento del 3,5%, mentre 228 si sono verificati in itinere, durante il tragitto casa-lavoro, con una crescita del 9,1%.

Rossato: “Le differenze tra i lavoratori non possono essere ignorate”
“Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi: nei primi nove mesi del 2026 sono 823 i decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025”. A commentare i dati è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, che evidenzia come il fenomeno presenti differenze significative tra territori e categorie professionali.“Le quattro regioni in zona rossa si trovano nel Mezzogiorno, mentre il rischio di mortalità dei lavoratori stranieri continua ad essere oltre tre volte superiore a quello degli italiani, con un incremento delle vittime totali del 29,2%. Preoccupa anche l’aumento della mortalità femminile (+11,8%), particolarmente significativo per i decessi in occasione di lavoro (+30,3%)”.“Questi dati dimostrano come il fenomeno degli infortuni mortali non colpisca tutti i lavoratori allo stesso modo. Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie, rappresentano un segnale che non può essere ignorato e che richiede un’attenzione sempre maggiore da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della sicurezza sul lavoro”.

Puglia, 39 morti durante l’attività lavorativa
Nella classificazione regionale dell’Osservatorio, costruita sulla base dell’incidenza dei decessi per milione di occupati, la Puglia figura in zona arancione, insieme a Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. La fascia più critica, quella rossa, comprende esclusivamente regioni del Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. Sono territori nei quali l’incidenza degli infortuni mortali supera di oltre il 25% la media nazionale, fissata a 24,7 decessi per milione di occupati.In zona gialla figurano Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio. La fascia bianca comprende invece Lombardia, Valle d’Aosta, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia. In termini assoluti, nei primi nove mesi del 2026 la Puglia ha registrato 39 morti in occasione di lavoro, lo stesso numero della Toscana. La Lombardia presenta il dato più elevato, con 84 vittime, seguita da Campania (60), Veneto (58), Sicilia (55), Piemonte (53), Emilia-Romagna (47) e Lazio (45).

Donne, decessi in aumento dell’11,8%
Particolarmente significativo è l’andamento della mortalità femminile. Tra gennaio e settembre 2026 sono morte 76 lavoratrici, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento dell’11,8%. Di queste, 43 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, contro le 33 dell’anno precedente. L’aumento raggiunge quindi il 30,3%. Altre 33 donne sono decedute durante il tragitto casa-lavoro, due in meno rispetto ai primi nove mesi del 2025.

Stranieri, 221 vittime e rischio triplo
Ancora più marcato l’aumento dei decessi tra i lavoratori stranieri. Le vittime sono passate dalle 171 del periodo gennaio-settembre 2025 alle 221 del 2026, con una crescita del 29,2%. Tra queste, 159 sono morte in occasione di lavoro e 62 in itinere.Il dato più significativo riguarda l’incidenza: per i lavoratori stranieri si registrano 61,5 morti ogni milione di occupati, contro i 20,3 degli italiani. Un rischio quindi superiore di oltre tre volte, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Vega.

Gli over 65 sono i più esposti
L’analisi per fasce d’età mostra che il rischio maggiore riguarda i lavoratori con almeno 65 anni. In questa categoria l’incidenza raggiunge 85,4 decessi per milione di occupati, seguita dai lavoratori tra 55 e 64 anni (37,1) e dai giovani tra 15 e 24 anni (34,3). Considerando invece il numero assoluto delle vittime, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 208 morti in occasione di lavoro sui 595 complessivi.

Costruzioni, trasporti e industria i settori più colpiti
L’edilizia continua a registrare il maggior numero di vittime durante l’attività lavorativa. Nei primi nove mesi del 2026 il settore delle Costruzioni conta 101 decessi, seguito da Trasporto e Magazzinaggio con 80 e dalle Attività Manifatturiere con 73. L’Osservatorio individua anche i giorni della settimana nei quali si concentra il maggior numero di incidenti mortali: il giovedì rappresenta il 22,2% dei casi, seguito dal lunedì con il 20,7% e dal martedì con il 16%.

Quasi 458mila denunce di infortunio, +5%
La crescita riguarda anche gli infortuni non necessariamente mortali. Al 30 settembre 2026 sono state registrate 457.879 denunce di infortunio, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.Le Attività Manifatturiere presentano il maggior numero di segnalazioni in occasione di lavoro, con 52.839 denunce. Seguono la Sanità (29.082), le Costruzioni (28.430), il Commercio (25.688) e Trasporto e Magazzinaggio (25.524).Le denunce presentate dalle donne sono 164.924, di cui 128.535 riferite a infortuni durante l’attività lavorativa. Per gli uomini il totale raggiunge 292.955, con 251.802 casi in occasione di lavoro.I lavoratori stranieri hanno presentato 101.998 denunce, pari al 22,3% del totale nazionale. Di queste, 85.047 riguardano infortuni avvenuti durante il lavoro.Il rapporto dell’Osservatorio Vega utilizza l’indice di incidenza, calcolato sul numero di morti per milione di occupati, per confrontare il rischio tra territori con popolazioni lavorative differenti.

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