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Il Gargano non è solo quello ben conosciuto e frequentato affascinante per le bellezze che espone dal mare, alle foreste, ai borghi. È un susseguirsi di attrazioni che emozionano.
Ma c’è un altro Gargano, segreto più segreto di quello narrato da Pasquale Soccio: è il Gargano misterioso delle grotte, degli anfratti, dele grave, naturalmente scavati nel massiccio carsico dalle acque filtrate, impetuose o distillate, per millenni. Ne sono state censite oltre novecento (escluse quelle marine).
Un mondo non accessibile a tutti, a parte quelle di culto come la celebre grotta di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo. Grotte archeologiche di grande valore storico, conosciute, studiate e valorizzate, come la Grotta Scaloria-Occhiopinto di Manfredonia.
Ci sono poi le grotte isolate, sperdute e note ai proprietari nel cui fondo ricadono, o a pastori che battono le campagne. Una di queste balzata agli onori della cronaca e all’attenzione delle autorità del Comune di Manfredonia e della Soprintendenza, si trova a qualche chilometro dalla periferia di Manfredonia, oltre la Grotta Scaloria con la quale non ha niente a che fare per struttura e storia, a mezza costa del Gargano ove è la frazione San Salvatore di Manfredonia, nei pressi della Valle Picone Valente. Somiglia molto alla grotta di San Michele di Monte Sant’Angelo.
È identificata col nome dialettale del luogo: Cravùtte deformazione di Carbutto che significa cavità, pertugio. È divenuta di pubblico dominio a seguito di una interrogazione presentata dai consiglieri Antonio Tasso e Massimiliano Ritucci in consiglio comunale tesa ad avere notizie circostanziate su quella grotta.
A fornirle dettagliatamente, l’assessora alla cultura Maria Teresa Valente che si era occupata della Cravùtte nel marzo scorso allorquando aveva appreso che in quella cavità erano presenti testimonianze archeologiche di particolare interesse e che sarebbero state manomesse o asportate da visitatori evidentemente niente affatto scrupolosi e responsabili. Sono intervenuti anche i carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale. Si è perciò affrettata a segnalare la situazione alla Soprintendenza archeologica regionale.
Dalla risposta ricevuta, l’assessora Valente ha appreso che quella grotta era già nota da anni alla Soprintendenza che aveva effettuato dei sopralluoghi ma che tuttavia non era stato dato seguito mantenendo il massimo riserbo per precauzione.
Una precauzione che, come la realtà ha dimostrato, non ha sortito gli effetti attesi: quella grotta è divenuta meta di “visite” diffuse.
«Con il nuovo Soprintendente Luigi Pedrini abbiamo avviato interlocuzioni – ha riferito l’assessora – per un proficuo rapporto di collaborazione inerenti alla varie e diverse problematiche del settore. Non basta sapere che un sito archeologico esiste – ha annotato Valente – ma occorre creare le condizioni perché venga preservato, studiato e valorizzato».
L’archeologia nell’area di Manfredonia è fortemente presente e di grande interesse: oltre al realizzando Parco archeologico di Siponto, è in via di studio il Parco di Grotta Scaloria-Occhiopinto, gli ipogei Capparelli e di Siponto, l’area archeologica di Coppa Nevicata, i nuovi ritrovamenti archeologici. Una ricchezza da valorizzare e organizzare per renderla fruibile dal pubblico.
Michele Apollonio

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