Quando ero bambino, la fine di ottobre non portava con sé soltanto i primi freddi dell'autunno, ma segnava l'attesa di un rito familiare speciale,

Quando ero bambino, la fine di ottobre non portava con sé soltanto i primi freddi dell’autunno, ma segnava l’attesa di un rito familiare speciale, fatto di devozione e rispetto . La regista di questa magia era mia nonna materna. Nelle sue mani e nei suoi gesti custodiva due tradizioni che definivano la Commemorazione dei Defunti.
La prima era un atto di accoglienza e d’amore che sfidava il tempo. La sera del primo novembre, prima di andare a dormire, la nonna preparava la tavola con molta cura : una tovaglia immacolata, il pane fresco dal profumo confortante, l’acqua, il vino, un piatto di pasta al sugo ancora calda, la carne e la frutta di stagione. Ai lati, due candele venivano lasciate accese per vegliare per tutta la notte.
Non c’era ombra di paura in quel rito, ma soltanto rispetto e un affetto sconfinato. Era il modo con cui mia nonna diceva ai propri cari scomparsi: «Questa è ancora la vostra casa, vi stiamo aspettando».
Ma per me il vero miracolo di quella festa, prendeva forma nella pentola in terracotta in cui la nonna preparava il “grano cotto”, il dolce tipico dei morti ed ara una grande goduria per i miei occhi di bambino goloso, Vederlo nascere era come assistere a un piccolO Miracol. Mentre mescolava gli ingredienti, la nonna mi svelava il significato nascosto dietro ogni sapore, spiegandomi che quel dolce così delizioso racchiudeva la bontà e l’indulgenza dei nostri cari.
Ogni ingrediente portava con sé un simbolismo profondo:
Il grano bollito, soffice e denso, rappresentava la morte del corpo;
Il vincotto, scuro e denso, ne simboleggiava il sangue e la linfa vitale;
Le noci spezzate ricordavano le loro ossa;
I chicchi lucenti di melograno erano i loro occhi, pronti a guardarci e a proteggerci ancora.
A completare quel capolavoro di sapori si univano il vin brulè, e le scaglie di cioccolato fondente o. Il risultato era un’esplosione di gusto unica, un incontro perfetto tra la dolcezza e la nota aspra del melograno, di cui andavo letteralmente ghiotto.
Crescendo ho compreso fino in fondo la forza di quella tradizione.
Oggi, a distanza di anni, basta un soffio di vento autunnale o il profumo del vincotto per riportarmi indietro nel tempo: rivedo la cucina illuminata dal chiarore delle candele, sento il calore della mano di mia nonna e il ricordo dei defunti non faceva male, ma profumava di casa, di famiglia e d’amore eterno.
DLT


COMMENTI