L’agricoltura l’altra risorsa identitaria di Manfredonia

La forte e sentita mobilitazione del mondo agricolo nella sua variegata articolazione, nel contesto delle proteste per il caro gasolio e più in gene

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La forte e sentita mobilitazione del mondo agricolo nella sua variegata articolazione, nel contesto delle proteste per il caro gasolio e più in generale delle crescenti difficoltà nella gestione di attività essenziali, ha richiamato l’attenzione su un comparto tradizionalmente fondamentale dell’economia di Manfredonia.
Un settore messo in ombra dall’altra grande risorsa identitaria di Manfredonia, vale a dire il mare. Una subalternità ingiustificata che anzi viene ribaltata dai numeri che quantificano la consistenza del settore agricolo comprensivo delle diverse specializzazioni: seminativi e cereali, colture orticole e industriali, vite e uva, olivo, frutteti e altre colture permanenti, ed inoltre allevamento pascoli e foraggere.
I dati ISTAT riportati nel Piano di gestione delle aree naturali del Comune relativi al 2000, indicano 1.010 aziende con seminativi con superficie a seminativi di 17.767,85 ettari, aziende con meno di 5 ettari a seminativi 216, aziende con almeno 50 ettari a seminativi 86.
Per valutare il peso economico dell’intero sistema occorre considerare i quattro livelli nei quali si articola: produzione primaria: cereali, pomodoro, uva, olive, ortaggi, allevamento; occupazione agricola: imprenditori, lavoratori dipendenti, stagionali e contoterzisti; filiera agroalimentare: trasporto, stoccaggio, centri di raccolta, trasformazione industriale, molitura, vinificazione e commercializzazione; servizi e forniture: macchinari, sementi, fertilizzanti, energia, irrigazione, manutenzione, assistenza tecnica.
Un mondo fortemente articolato, con le varie e diverse componenti concatenate, entrato in crisi per la mancanza – accusano gli operatori – di politiche adeguate che non solo tutelino il settore ma ne promuovono lo sviluppo.
Una situazione di malessere andatasi aggravando nel tempo che si ripercuote direttamente sull’occupazione. Che in un decennio ha subito un assestamento strutturale. Nel 1991 l’agricoltura contava il 17,4 per cento del mercato del lavoro complessivo di Manfredonia, nel 2011 è sceso al 12,1.per cento.
Un segnale della trasformazione del lavoro agricolo, andatosi sensibilmente automatizzato, dell’organizzazione aziendale, non ultimo una certa riluttanza verso il lavoro di campagna. A livello nazionale l’ISTAT segnala che le persone impegnate nelle aziende agricole rilevate tra i censimenti 2010 e 2020, sono passate da circa 3,87 milioni a 2,76 milioni.
In Puglia dati INPS relativi al 2024, registrano 154.197 operai agricoli complessivi, e 42.761 operai agricoli stranieri, aumentati del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente.
Una situazione in piena evoluzione che andrebbe governata con criteri realistici, razionali e avveniristici. Come si evince dai dati innanzi riportati, quello agricolo è un settore che incide trasversalmente sulla economia generale, la quotidianità dei cittadini in quanto consumatori finali, ultimi destinatari delle dinamiche agroalimentari il cui ruolo, a fronte e in conseguenza delle variabili di mercato, si sta evolvendo da passivo a decisamente attivo. Non più passivi ricevitori di prodotti ai prezzi imposti, ma attivi acquirenti con scelte mirate.
La gente non si limita più a comprare ciò che offre il mercato, ma esige trasparenza, tracciabilità, sostenibilità ambientale, equità sociale. Si va sviluppando quella “cittadinanza alimentare” che privilegia l’impatto sulla salute e sicurezza alimentare.
Le manifestazioni attuate in questi giorni con la partecipazione di operatori agricoli, autotrasportatori, pescatori, commercianti, cittadini e studenti, decise ma ordinate, pacifiche, ragionate, mirano a sollecitare quei cambiamenti nelle politiche economiche che tengano conto e sostengano il non più procrastinabile rinnovamento economico e sociale.
Michele Apollonio

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