Prosegue senza sosta la mobilitazione contro il rincaro dei carburanti in Puglia. Nonostante i primi segnali di distensione registrati a Taranto — d

Prosegue senza sosta la mobilitazione contro il rincaro dei carburanti in Puglia. Nonostante i primi segnali di distensione registrati a Taranto — dove gli operai dell’ex Ilva hanno rimosso i blocchi consentendo il ripristino delle forniture dalla raffineria Eni — la situazione rimane particolarmente critica in provincia di Foggia e nel Barese. Autotrasportatori e agricoltori mantengono alti i presidi, provocando pesanti ripercussioni sulla viabilità, sui servizi essenziali e sull’approvvigionamento di beni di prima necessità.
Presidi e paralisi: la mappa della protesta
Il cuore della protesta resta il nodo autostradale di Poggio Imperiale, nell’Alto Tavoliere, diventato il punto di ritrovo strategico per centinaia di studenti e per i sindaci della Capitanata giunti a portare la propria solidarietà. Resitono anche i blocchi a Candela e lungo le principali arterie statali.Si registra invece un progressivo calo della tensione nei centri urbani come San Marco in Lamis — pur segnata da manifestazioni studentesche —, San Nicandro Garganico e San Giovanni Rotondo. Con l’attenuarsi dell’emergenza nelle città, si intravede un lento e graduale ritorno alla normalità presso gli impianti di distribuzione di carburante.
Servizi essenziali e supermercati in affanno
Gli effetti a catena della mobilitazione continuano tuttavia a pesare sul territorio. A Foggia e nei comuni limitrofi prosegue la corsa alle poche pompe di benzina ancora provviste di scorte.L’impatto si riflette drammaticamente sui servizi pubblici essenziali: dai mezzi per la raccolta dei rifiuti alle ambulanze. Forte apprensione si registra sui Monti Dauni, nei comuni del Distretto sanitario 58 di Lucera, dove l’assenza di carburante rischia di impedire ai medici di guardia medica di coprire i turni di servizio. Parallelamente, le difficoltà nel trasporto merci mantengono spogli gli scaffali dei supermercati e della grande distribuzione.
Lo scontro politico e la corsa al tavolo di concertazione
Sul fronte istituzionale, le istanze degli autotrasportatori sono giunte sul tavolo del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. La proposta iniziale di convocare un tavolo di confronto presso la Prefettura di Milano per il 27 ottobre ha sollevato forti polemiche, a partire dalle critiche del capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, che ha sollecitato un intervento immediato di fronte alla paralisi del Paese.Nelle ultime ore, fonti di governo hanno ipotizzato un possibile anticipo dell’incontro a mercoledì 20 ottobre, in attesa di conferma ufficiale.Nel frattempo, i parlamentari pugliesi di Fratelli d’Italia hanno difeso le misure adottate dal Governo Meloni nella Legge di Bilancio, citando la conferma del taglio del 22% sulle accise del gasolio agricolo (dal valore di circa 1 miliardo di euro), il meccanismo delle accise mobili e la partnership con i grandi player energetici per un ulteriore sconto del 20%. I deputati del centrodestra hanno inoltre sollecitato la Regione Puglia ad affiancare allo stanziamento annunciato di 30 milioni ulteriori interventi straordinari sul modello di altre Regioni italiane.
L’allarme degli olivicoltori: “Filiera al collasso”
Se per l’autotrasporto si intravedono i primi spagli di trattativa, resta drammatica la condizione del comparto agricolo, in particolare per i produttori olivicoli del nord del Gargano. Alla crescita esponenziale dei costi di produzione si è sovrapposto il crollo del prezzo dell’olio all’origine, schiacciato dalle importazioni a basso costo dall’estero.A farsi portavoce del disagio è la Op Peranzana Alta Daunia, che ha aderito allo sciopero denunciando il rischio di chiusura per molte aziende del territorio: “La filiera olivicolo-olearia vive una sofferenza che mette a rischio la tenuta economica dell’intera Capitanata. Servono interventi urgenti sul costo dei fattori produttivi, dai carburanti ai concimi, e controlli serrati sulle importazioni per contrastare le speculazioni e tutelare l’eccellenza del nostro olio extravergine”.

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