11 ottobre open day a Siponto

È l’appuntamento col grande pubblico e le autorità nel quale gli archeologi impegnati negli scavi nell’area archeologica di Siponto relazionano su

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È l’appuntamento col grande pubblico e le autorità nel quale gli archeologi impegnati negli scavi nell’area archeologica di Siponto relazionano sui risultati conseguiti in questa ultima campagna di ricerca in un’area che ha conservato per millenni testimonianze straordinarie che illuminano il percorso storico di una città che ha dominato un territorio strategico dal tempo dei romani a quello medievale.
«Non solo le cose, muri, ceramiche, oggetti, ma anche persone che vivevano, lavoravano, mangiavano, giocavano, morivano a Siponto» evidenziano gli archeologi Giovanni De Venuto e Giuliano Volpe dell’Università di Bari, Roberto Goffredo e Maria Turchiano della Università di Foggia che da sei anni, per un mese all’anno, guidano un nutrito team di ricercatori impegnato in questa campagna di scavo nel sito di Sipontum, oggi lussureggiante lido balneare di Manfredonia.
Sotto osservazione oltre venti ettari separati dal Viale Di Vittorio che ricalca l’antico decumano sipontino, a monte, e a valle dalla moderna ferrovia. A caratterizzarle rispettivamente i resti dell’anfiteatro romano e del quartiere portuale, nel mezzo il centro di una città fiorente vinta da eventi naturali avversi e “trasferita” da re Manfredi di Svevia nel luogo ove è, dal 1256, Manfredonia.
Le ricerche di questo mese di scavi hanno portato al rinvenimento di numerose tombe, tanto nei pressi dell’anfiteatro, quanto dell’area portuale. Tombe di bambini e adulti. Numerose tombe ordinate come in un cimitero. Naturalmente le ipotesi da verificare sono tante fra queste anche la presenza di un monastero di età medievale.
«Un ulteriore motivo – osservano gli addetti ai lavori – per manifestare rispetto umano, oltre che rigore scientifico, per tali resti scheletrici, ancor più doveroso nel caso di un gruppo di neonati che non ha potuto proseguire la propria esperienza di vita, circa sette secoli fa, nell’area ora indagata».
Questi aspetti e tanto altro saranno presentati nell’Open day di domenica 11 prossimo, con apertura alle 9,30. Saranno allestiti laboratori dimostrativi e esposizione di reperti archeologici e tavoli didattici; a cura degli studenti delle Università di Foggia e Bari sono previste visite guidate nei luoghi riportati alla luce; sarà altresì simulato uno scavo dimostrativo e disegno di reperti archeologici.
Alle 11,30 il tradizionale incontro con le autorità, della città, della Soprintendenza archeologica e si spera anche della Regione. Un momento di utile riflessione, per dare atto del grande e straordinario lavoro che hanno portato avanti gli archeologi e i team che si sono alternati a scavare, ma anche per i necessari impegni da assumere per affrontare, e risolvere, i problemi che aleggiano sull’avvenire del Parco archeologico di Siponto, in modo particolare se è destinato ad essere attrezzato appunto come Parco archeologico aperto al pubblico (a pagamento), ovvero se si è trattato di un bel diversivo fine a sé stesso.
Dopo sei anni di dimostrazioni inconfutabili della sostenibilità dell’area archeologica sipontina come Parco archeologico attrezzato, è tempo di dire con i fatti, conseguenti a dovute decisioni, se è una realtà da annoverare tra i beni archeologici di cui l’Italia si fregia, o se è destinata a tornare sotto la coltre dell’indifferenza dell’omo del terzo millennio.
Michele Apollonio

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