Per anni ha attraversato le strade, le piazze e i giardinetti di Margherita di Savoia. Aveva i suoi percorsi, le sue abitudini e soprattutto una lib

Per anni ha attraversato le strade, le piazze e i giardinetti di Margherita di Savoia. Aveva i suoi percorsi, le sue abitudini e soprattutto una libertà che nessuno avrebbe potuto togliergli. Black, il cane bianco a tre zampe conosciuto da un intero paese, non c’è più. Se n’è andato dopo una lunga vita, probabilmente 16 o 17 anni, lasciando dietro di sé non soltanto il dolore di chi lo ha accudito, ma anche il ricordo di una presenza familiare per tanti margheritani.A raccontarne la storia, con un lungo messaggio affidato ai social, è Ottavia Bochie, della Leidaa di Margherita di Savoia, che lo aveva incontrato circa sette anni fa: «Mi dissero che si chiamava Black. Io, invece, l’ho sempre visto più White: luce pura su quattro zampe», scrive. Black era quello che un tempo si sarebbe definito un vero cane di quartiere: libero, conosciuto da tutti, appartenente a nessuno e, allo stesso tempo, un po’ a tutti. Aveva le sue strade e i suoi giri e non amava certo che qualcuno decidesse quando fosse il momento di rientrare.Poi un incidente gli cambiò la vita: Ottavia lo trovò immobile sull’asfalto dopo essere stato investito. Per salvarlo fu necessario amputargli una zampa e Black diventò un tripode. Ma la menomazione non gli tolse la voglia di vivere: tornò a camminare per il paese, a frequentare i suoi luoghi e a fare i suoi giri.«Black voleva vivere. Voleva uscire. Voleva tornare in paese», racconta Ottavia. E per sei anni è rimasto accanto a lei, senza che fosse mai necessario cercargli una famiglia. Perché, spiega, una famiglia l’aveva già: «Aveva me. Aveva la zia Francesca. Aveva tutte le persone che lo conoscevano. Aveva le strade del suo paese, le sue piazze, i suoi amici». Negli ultimi anni, quando le sue condizioni fisiche hanno iniziato a rendere più faticosi gli spostamenti, è stata soprattutto zia Francesca ad accompagnarlo. In macchina e poi a piedi, lungo quelle stesse strade che Black aveva percorso per una vita. Conosceva i suoi tempi, sapeva quando fermarsi e quando lasciargli ancora un po’ di tempo per completare il suo giro.Fino agli ultimi giorni, quando le sue condizioni sono peggiorate e non c’era più nulla da curare. Ottavia e Francesca hanno dovuto prendere la decisione più difficile: lasciarlo andare per evitare che soffrisse. «Non è stato solo. Non ha avuto paura», racconta Ottavia. Black è morto stretto tra le loro braccia, accompagnato fino all’ultimo respiro dalle carezze e dall’affetto di chi lo aveva seguito per anni. Ora resta il vuoto nelle strade di Margherita di Savoia. «Black è stato l’ultimo vero cane di quartiere», scrive Ottavia. Uno di quegli animali che finiscono per diventare parte del paesaggio umano di un paese, riconoscibili quasi quanto una piazza o una strada.

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