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Se segnali convincenti sul cambiamento climatico ad ogni latitudine occorrevano, ebbene l’estate appena transitata ne ha dati a sufficienza e in modo persuasiva. Una situazione niente affatto isolata ma premessa per altre contesti che si presume peggiori. Il problema, viene evidenziato, non è soltanto ambientale ma investe ambiti essenziali quali la salute, l’acqua, la sicurezza, l’economia, l’organizzazione del territorio.
Nel periodo preindustriale 1850-1900, la temperatura della Terra è mediamente aumentata di circa 1,4 °C. Il 2024 con +1,55 °C è l’anno più caldo mai registrato; il 2025 con +1,47 °C è il terzo anno più caldo mai registrato. In Europa, rispetto al periodo preindustriale, la temperatura è salita a 2,4 °C, molto più della media mondiale.
Più calore in atmosfera significa più vapore acqueo che determina periodi molto siccitosi e precipitazioni estremamente violente.
Il Mediterraneo è considerato uno degli “hot spot” del cambiamento climatico. Le conseguenze riguardano particolarmente l’Italia meridionale e la Puglia: estati più lunghe e calde; maggiore frequenza delle ondate di calore; maggiore evaporazione dell’acqua; stress per agricoltura e vegetazione; maggiore rischio di incendi; aumento della temperatura del mare.
La Regione Puglia ha già elaborato una base scientifica specifica per l’adattamento climatico, con scenari climatici locali e schede per ogni Comune. Nel 2026 ha inoltre ripreso il percorso per arrivare alla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.
Per Manfredonia è previsto un “Piano clima” con relativi rischi climatici inerenti a: ondate di calore; alluvioni; Candelaro e altri corsi d’acqua; erosione costiera; mareggiate; siccità; disponibilità di acqua; incendi; vulnerabilità di anziani e persone fragili; infrastrutture e aree industriali esposte. Un Piano impegnativo che non può ricadere sulla responsabilità del Comune ma che implichi, come è nell’orientamento della stessa Regione, una “governance climatica integrata” con il coinvolgimento di Autorità di bacino, Protezione civile, Consorzio di Bonifica, AQP, ARPA, ASL, Autorità portuale, imprese, agricoltori, associazioni, università.
Una prospettiva concreta e già operante a Manfredonia richiamata dai portavoce cittadini di “Europa Verde”, Innocenza Starace e Alfredo De Luca, consigliere comunale di maggioranza, i quali in una nota esaminano l’evoluzione delle temperature locali. «Nell’ultimo trentennio 1996-2025 – evidenziano – l’innalzamento medio riscontrato e di 2,4 °C rispetto al precedente trentennio 1941-1995, mentre la temperatura media estiva si innalza addirittura di 3,7 °C con le temperature massime che si arrivano fino a 8,4 °C. Un dato fortemente allarmante – rilevano – dal quale deve scaturire una riflessione seria sulle politiche ambientali e urbanistiche da adottare».
La proposta è pertanto quella di «definire una strategia organica di adattamento climatico, fondata sulla tutela e sull’incremento del verde urbano, a partire dal patrimonio arboreo, passando per la riduzione degli spazi pavimentati (che creano isole di calore) e sulla creazione di più spazi verdi, ombreggiati e vivibili anche per creare rifugi climatici per chi non può permettersi un climatizzatore. I dati sul clima – avvertono – non possono restare confinati nei rapporti scientifici ma devono tradursi in politiche verificabili e in interventi concreti».
Questa estate i manfredoniani ma anche tanta gente arrivata da fuori, ha trovato refrigerio nel mare “eccellente al 99,9 per cento per il sesto anno consecutivo” hanno certificato ARPA Puglia e SNPA, ma occorrono interventi strutturali che fronteggino l’assalto delle alte temperature.
Michele Apollonio

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