«Siamo facce della stessa medaglia, parte della stessa industria e anziché farci la guerra dovremmo solo occuparci di far star bene i turisti». Ma

«Siamo facce della stessa medaglia, parte della stessa industria e anziché farci la guerra dovremmo solo occuparci di far star bene i turisti». Marco Celani è presidente di Aigab, l’associazione italiana dei gestori degli affitti brevi, e amministratore delegato di Italianway, società di proper- ty manager che gestisce 7.500 immobili in tutta Italia. Complessivamente sono 510 mila di cui 75 mila nei 20 capoluoghi di regione, «a dimostrazione che sono diffusissimi nei piccoli centri dove a volte l’affitto breve è l’unica offerta di alloggio per i turisti».
Perché allora gli albergatori vi accusano di concorrenza sleale?
«Cominciamo con il dire che non siamo lo stesso mercato. Chi va in hotel è un cliente diverso da chi opta per un appartamento per le vacanze. Una famiglia che sceglie l’affitto breve, non andrebbe in un albergo 4 o 5 stelle. E noi non forniamo i servizi che offrono gli alberghi, perché ci è vietato».
Federalberghi chiede anche una fiscalità «più equa».
«La vorremmo anche noi. Come gestori paghiamo il 22% di Ires sul netto, gli alberghi il 10%. Va peggio ai proprietari che con la cedolare secca sul primo alloggio con la locazione breve pagano il 21% sul lordo. Voglio solo ricordare che nel 2025 su 4 miliardi e 700 mila euro di introiti da cedolare secca, circa 2,2 miliardi provengono dagli affitti brevi. Non solo. In molti comuni, come Milano, la tassa di soggiorno per un turista in un immobile destinato a locazione turistica è equiparata a un 4 stelle: 9,5 euro a persona al giorno, un’assurdità».
È vero che ci sono molti immobili in affitto senza il Codice identificativo nazionale (Cin) obbligatorio?
«No, ormai il numero di Cin corrisponde agli annunci sul web. Anzi, in alcuni casi, come a Firenze, ci sono più Cin che alloggi sul mercato, perché i proprietari li hanno richiesti prima di decidere se affittare i propri immobili».
Una delle accuse è che dietro c’è un business per pochi. Che cosa risponde?
«Che non è vero. In Aigab ci sono 43 mila proprietari: il 96% di loro sono famiglie. Mi chiedo però perché gli alberghi possano affittare alloggi per vacanze e noi no, come avviene a Firenze, dove il gruppo Starhotels ha trasformato l’ex Teatro comunale in appartamenti di lusso per affitti a breve e medio termine».
Servono regole più severe?
«Le regole ci sono e vengono rispettate. Il singolo proprietario può sbagliare e certo è più difficile controllarlo, ma noi property manager siamo garanti del fatto che tutto sia in regola e per questo subiamo continui controlli».
Gli alloggi per affìtti brevi potrebbero essere destinati ad affitti lunghi, quindi a famiglie e lavoratori?
«Delle case sfitte in Italia solo il 1096 diventa un affitto breve. Al 30 settembre, 395 mila case sono passate di mano e si sono svuotate. Chi le eredita non sa cosa farne, ha paura di un affitto lungo perché non si sente sicuro di tornare in possesso dell’immobile e allora nella maggior parte dei casi le lascia vuote».
Che cosa pensa dell’Affordable Housing Act dell’Ue?
«Mi sembra una proposta molto politica che non risolve l’emergenza abitativa, siamo contrari, soprattutto nella parte che ipotizza il divieto di vendere la tua casa al di sopra di una certa cifra».

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