«Tutte le strade non portano a Roma: un tempo era l’Adriatico il cuore dell’Impero»

«Tutte le strade portano a Roma». Quante volte l’avrete sentito ripetere? E quante volte vi è stato spiegato che la forza dell’Impero Romano si basa

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«Tutte le strade non portano a Roma: un tempo era l’Adriatico il cuore dell’Impero»

«Tutte le strade portano a Roma». Quante volte l’avrete sentito ripetere? E quante volte vi è stato spiegato che la forza dell’Impero Romano si basava in buona parte proprio sulla salda viabilità delle grandi vie consolari che arrivavano al cuore della capitale? Ebbene, tenetevi forte, era una «bufala», una fake news. La verità è che il più robusto fascio di viabilità dell’Impero romano si estendeva sui territori adriatici. Inoltre, ancora oggi, gran parte della rete infrastrutturale segue gli antichi tracciati che hanno visto i fasti imperiali, salvo alcuni lembi di territorio che, come nel caso di Puglia e Basilicata, stavano meglio… sotto Romolo Augusto.A illuminare la menzogna viaria che dura da più secoli è una nuova ricerca intitolata «Network scientifico rivela la struttura e l’impatto duraturo del sistema stradale romano» e pubblicata su Nature Communications e consultabile sul sito www.nature.com dell’importante rivista scientifica ad accesso aperto e sottoposta a revisione paritaria.A firmarla sono scienziati di varia estrazione: Adam Pažout, Tom Brughmans, Matteo Mazzamurro María Coto-Sarmiento, Magnus L. Nielsen, Gustav Emil Ølgaard e Peter B. Vahlstrup (tutti del Dipartimento di Storia e Studi Classici, Università di Aarhus, in Danimarca), Pau de Soto del Gruppo di ricerca in Archeologia classica dell’Università Autonoma di Barcellona, Clara Filet dell’Istituto Ausonius dell’Università di Bordeaux-Montaigne, Eduardo Herrera Malatesta della Facoltà di Archeologia dell’Università di Leida nei Paesi Bassi.Gli studiosi hanno fatto un lavoro colossale riuscendo a mappare 299.171,31 km di strade dell’Impero che, ricordiamolo, raggiunse l’estensione di 5.500.000 chilometri quadrati. Ne hanno vagliato anche le caratteristiche topografiche locali, fin nella pendenza, rilevando come è falso anche che le strade romane fossero «dritte», in quanto assecondavano molto la geografia e, infatti, le più rettilinee dell’Impero si trovano «nel bacino pannonico, nel Nord Africa, nella pianura padana, in Puglia, nell’Anatolia centrale e in Siria».La ricerca evidenzia anche il rapporto tra le strade romane e quelle attuali. Come ben riassume un articolo appena pubblicato da www.smithsonianmag.com (la rivista ufficiale della Smithsonian Institution di Washington, D.C.): è interessante notare che la correlazione tra l’antica rete e la rete moderna mostra come, in qualche modo, i romani hanno creato la geografia futura dell’Europa. Però in questi 1.550 anni che ci separano dal crollo dell’Impero d’Occidente (convenzionalmente nel 476 d.C.) ci sono aree che hanno fatto progressi enormi, come è il caso del Centro – Nord Italia, della Gran Bretagna, delle aree prossime alle grandi capitali europee e, poi, ve ne sono altre che stavano meglio prima. È il caso di parte della Grecia, dell’Asia Minore e del Nord Africa (con Tunisia e Algeria). In Italia? Nella Penisola, che era epicentro della potenza imperiale, si vede nettamente come il declino abbia travolto la vasta area che va dal basso Lazio alla Puglia, passando dall’est della Campania, il Foggiano e la Basilicata. Una faglia di depauperamento infrastrutturale che riguarda anche il tacco d’Italia, il Salento profondo.Divaricazioni infrastrutturali che, inutile negarlo, cambiano il volto della Storia.

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