La Puglia perde terreno. Letteralmente. Il nuovo Rapporto sullo stato delle coste italiane 2026, pubblicato dal Ministero dell’Ambiente (Mase) nei g

La Puglia perde terreno. Letteralmente. Il nuovo Rapporto sullo stato delle coste italiane 2026, pubblicato dal Ministero dell’Ambiente (Mase) nei giorni scorsi, consegna una fotografia preoccupante che riguarda da vicino la regione: il 47% delle coste sabbiose pugliesi è in erosione, una delle percentuali più alte d’Italia. Il documento, elaborato con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e con il supporto delle autorità marittime, mostra come la Puglia sia tra le regioni più esposte ai fenomeni di arretramento costiero. In alcuni tratti del litorale adriatico l’erosione supera i 70 centimetri l’anno, mentre nel basso Salento si registrano arretramenti di oltre un metro nelle aree più fragili. Una dinamica che non riguarda soltanto il paesaggio naturale o la perdita di porzioni di spiaggia.L’impatto investe direttamente il sistema economico regionale, incidendo sul turismo, sulle infrastrutture, sulla portualità, sulla pesca e su tutte le attività produttive che vivono in stretta relazione con il mare .Secondo il Mase, la Puglia è oggi una delle regioni che «presentano le maggiori criticità strutturali», con un fabbisogno di interventi stimato in oltre 180 milioni di euro nei prossimi tre anni. Le aree più colpite sono le province di Foggia, Bari e Lecce, dove l’erosione interessa tratti di costa densamente urbanizzati e caratterizzati da una forte pressione turistica durante gran parte dell’anno.A rischio, dunque, ci sono stabilimenti balneari, strade costiere, porti minori e interi segmenti di litorale che negli ultimi vent’anni hanno perso fino al 20% della superficie sabbiosa. In diversi casi il fenomeno ha modificato in modo evidente la linea di costa, costringendo amministrazioni locali e operatori economici a continui interventi di manutenzione e messa in sicurezza.Il rapporto evidenzia anche un dato che riguarda direttamente l’economia regionale: la Puglia è tra le prime regioni italiane per numero di imprese turistiche che operano entro 300 metri dalla linea di costa. Oltre 6.500 attività, tra alberghi, lidi, ristoranti, campeggi, strutture ricettive e servizi collegati al turismo balneare, dipendono dalla stabilità del litorale. L’erosione, dunque, non è soltanto un fenomeno naturale o un problema ambientale. È un fattore che può ridurre la competitività del settore turistico, influenzare gli investimenti privati e comprimere le prospettive di crescita di un comparto che rappresenta circa il 13% del Pil regionale.La questione assume una rilevanza ancora più marcata se si considera il valore dell’immagine turistica della regione. Negli ultimi anni la Puglia ha costruito gran parte della propria attrattività sulla qualità delle sue coste, sulle spiagge e sul legame tra mare, paesaggio e patrimonio culturale. Il deterioramento dei litorali può quindi produrre effetti che vanno oltre il semplice dato fisico dell’arretramento, incidendo sulla capacità del territorio di mantenere elevati standard di competitività rispetto ad altre destinazioni mediterranee.Il Ministero dell’Ambiente indica alcune priorità: difese morbide, ripascimenti, barriere sommerse e interventi di adattamento climatico. La Puglia, negli ultimi anni, ha avviato progetti significativi, soprattutto nel Barese e nel Salento, con opere finalizzate alla protezione delle spiagge e alla mitigazione del rischio erosivo. Tuttavia il rapporto sottolinea che «la velocità del fenomeno supera quella degli interventi». In altre parole: si fa, ma non abbastanza. Le azioni avviate risultano spesso efficaci su scala locale, ma non ancora sufficienti a contrastare un fenomeno che interessa centinaia di chilometri di costa e che continua a manifestarsi con intensità crescente.La regione, inoltre, è tra quelle che registrano il maggior incremento del livello medio del mare, con un +3,6 millimetri l’anno, superiore alla media nazionale. Un dato che, combinato con la subsidenza presente in alcune aree costiere, accelera ulteriormente l’arretramento delle spiagge e aumenta la vulnerabilità delle infrastrutture. La crescita del livello marino rende infatti più frequenti le mareggiate in grado di intaccare le coste e amplifica gli effetti degli eventi meteorologici estremi, destinati a diventare sempre più rilevanti nello scenario climatico dei prossimi decenni.Il quadro complessivo è quello di una Puglia che deve correre più veloce del mare. Il rapporto del Mase mette nero su bianco una verità che la regione conosce da tempo: la costa è un patrimonio economico prima ancora che naturale. E oggi, più che mai, è un patrimonio da difendere, perché dalla sua tenuta dipendono occupazione, sviluppo e una parte significativa dell’identità stessa della Puglia.

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