PELLEGRINI IN CALO E UN MODELLO ECONOMICO CHE SCRICCHIOLA, “MIRACOLO” FINITO A SAN GIOVANNI ROTONDO

Trentotto licenziamenti su 89 dipendenti. Addetti all’accoglienza, sacristi e personale del servizio d’ordine nei luoghi di culto di San Pio che ris

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San Giovanni Rotondo, oltre 30mila pellegrini delle Confraternite nella  città di San Pio

Trentotto licenziamenti su 89 dipendenti. Addetti all’accoglienza, sacristi e personale del servizio d’ordine nei luoghi di culto di San Pio che rischiano di perdere il lavoro. La procedura avviata dalla Fondazione San Pio da Pietrelcina, denunciata da Filcams Cgil e Fisascat Cisl, va oltre la singola vertenza occupazionale e riapre una domanda che a San Giovanni Rotondo torna ciclicamente da anni: quanto è ancora solido il modello economico costruito intorno ai pellegrinaggi e al turismo religioso?Secondo quanto riferito dai sindacati, la Fondazione avrebbe motivato la procedura anche con la contrazione dei flussi di pellegrini e delle conseguenti risorse, oltre che con l’aumento del costo del personale determinato dal rinnovo del contratto collettivo dei sacristi 2026-2029.Questa volta, però, a differenza delle polemiche del passato, ci sono numeri che fotografano un arretramento particolarmente pronunciato.Nei primi sette mesi del 2026 San Giovanni Rotondo è passata da 129.471 a 101.345 arrivi, con un calo del 21,72%rispetto allo stesso periodo del 2025. Le presenze sono scese da 226.758 a 191.779, pari al -15,43%. È il dato peggiore nel segmento del turismo religioso del Gargano: mettendo insieme San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, gli arrivi sono diminuiti complessivamente del 19,73% e le presenze del 12,74%.Numeri che richiedono comunque una lettura non semplicistica. Il confronto avviene infatti con un 2025 particolarmente positivo: secondo il report ufficiale dell’Osservatorio turistico regionale, San Giovanni Rotondo aveva chiuso quell’anno con 63.347 presenze in più rispetto al 2024, pari a una crescita del 14,9%. Il 2026 sta quindi registrando una brusca inversione rispetto a una base di confronto molto alta.Resta però un problema più strutturale. San Giovanni Rotondo continua ad attrarre un numero elevato di visitatori, ma molti si fermano pochissimo. Un’elaborazione sui dati turistici 2026 indica una permanenza media di circa 1,9 giorni, tra le più basse del Gargano: il pellegrino arriva, visita i luoghi di San Pio e spesso riparte rapidamente, lasciando sul territorio una ricaduta economica molto diversa rispetto al turista che soggiorna per più giorni.Nel 2023 gli operatori respingevano l’allarmeIl tema non nasce oggi. Nell’ottobre 2023 Repubblica pubblicò un reportage dal titolo eloquente: “Niente più folle per Padre Pio: il miracolo economico è finito”. Il giornale descriveva una San Giovanni Rotondo lontana dalle cifre dei periodi d’oro e un sistema commerciale costruito per accogliere masse di pellegrini che non arrivavano più con la stessa intensità.Allora la reazione degli operatori locali fu durissima.Intervistato da l’Immediato, il presidente di Confcommercio San Giovanni Rotondo Franco Budrago respinse completamente quella lettura: “Quest’anno abbiamo avuto un incremento di pellegrini significativo, stiamo andando verso la destagionalizzazione dell’offerta turistica”. Budrago sosteneva che San Giovanni Rotondo stesse diventando una destinazione capace di unire turismo religioso, cultura ed enogastronomia e ricordava come, in quel periodo, fosse difficile trovare strutture disponibili.Anche l’operatore Mario Palladino parlava di un “notevole aumento” delle presenze, soprattutto straniere, mentre l’allora presidente della commissione Turismo Gaetano Cusenza respingeva l’idea della fine del “miracolo economico”, sottolineando le folle ancora presenti attorno ai luoghi di Padre Pio. A tre anni di distanza, la questione si ripropone con elementi nuovi.Nel 2026 negozi chiusi e alberghi in difficoltàA luglio di quest’anno è stata ancora Repubblica a tornare a San Giovanni Rotondo. Questa volta il reportage raccontava una situazione molto più difficile: lungo viale Padre Pio, su 34 attività censite dal giornale, 24 risultavano chiuse, mentre alcune delle rimanenti avrebbero lavorato prevalentemente nei fine settimana. Il quotidiano segnalava inoltre alberghi chiusi o riconvertiti e una generale contrazione dell’economia legata al pellegrinaggio.Un quadro ripreso anche dalla stampa locale, che negli stessi giorni parlava apertamente di ridimensionamento del turismo religioso e delle conseguenze sulle attività nate negli anni del grande boom di Padre Pio.Ora la vertenza della Fondazione San Pio introduce un elemento ancora diverso: non soltanto negozi, alberghi e ristorazione, ma posti di lavoro direttamente collegati all’accoglienza dei pellegrini nei luoghi di culto.Secondo Pierluigi Di Stasio della Filcams Cgil e Antonio Farino della Fisascat Cisl, la procedura interessa 38 lavoratori e sarebbe accompagnata dalla prospettiva di esternalizzare parte dei servizi. I sindacati chiedono il ritiro dei licenziamenti e l’apertura di un tavolo con Regione Puglia, Ispettorato territoriale del lavoro e Arpal.La Fondazione, stando alla ricostruzione sindacale, avrebbe richiamato l’aumento dei costi conseguente al nuovo contratto nazionale e la diminuzione dei flussi e delle risorse. Ed è proprio quest’ultimo elemento a collegare la vertenza occupazionale alla più ampia trasformazione economica della città.Il problema non è soltanto quanti pellegrini arrivanoI numeri mostrano infatti quanto possa essere fuorviante ridurre tutto alla domanda se “Padre Pio attiri ancora”. San Giovanni Rotondo resta una delle principali destinazioni religiose italiane e continua a muovere oltre centomila arrivi in pochi mesi. Ma il tema è la capacità di trasformare quella forza attrattiva in permanenze più lunghe, occupazione stabile e reddito diffuso.Il 2025 ha dimostrato che una crescita significativa è ancora possibile. Il brusco arretramento del 2026, tuttavia, rende più evidente la fragilità di un’economia fortemente dipendente dalle oscillazioni dei pellegrinaggi.Già nel 2023 gli operatori parlavano della necessità di affiancare alla devozione per San Pio un’offerta culturale, naturalistica ed enogastronomica capace di allungare il soggiorno. Tre anni dopo, la permanenza media inferiore ai due giorni dimostra che quella sfida è ancora aperta.La procedura per i 38 dipendenti della Fondazione non dimostra da sola che il “miracolo economico” di San Giovanni Rotondo sia finito. Ma rappresenta un nuovo e concreto segnale di una trasformazione che ormai difficilmente può essere liquidata come una semplice percezione: dopo anni di discussioni sui numeri dei pellegrini, la questione comincia a misurarsi anche in posti di lavoro.

San Giovanni Rotondo, oltre 30mila pellegrini delle Confraternite nella  città di San Pio

 

 

 

 

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